Mentre la sinistra tradizionale si prepara alle consuete liturgie tra piazze, bandiere e slogan d’ordinanza per il Primo Maggio, arriva una bordata destinata a far discutere il mondo sindacale. A sganciare il colpo è Marco Rizzo, leader di Democrazia Sovrana Popolare, che ai microfoni di Voce Libera ha colpito frontalmente Maurizio Landini e, più in generale, la trasformazione della Cgil negli ultimi anni.
Il giudizio dell’ex dirigente comunista è durissimo e senza appello: “Con Landini Di Vittorio si rigira nella tomba. Il sindacato confederale con la concertazione da una parte e l’attenzione quasi fanatica verso i diritti civili, ha smarrito la funzione di rappresentanza dei lavoratori. Oggi la CGIL serve più ai sindacalisti che non ai lavoratori”.
Parole pesanti, che evocano la figura storica di Giuseppe Di Vittorio, simbolo del sindacalismo legato alle fabbriche, ai salari, al conflitto sociale e alla tutela concreta delle classi popolari. Secondo Rizzo, proprio quell’eredità sarebbe stata progressivamente abbandonata in favore di una linea più istituzionale, dialogante con il potere e sempre più concentrata su battaglie identitarie lontane dai problemi quotidiani di chi lavora. Nel mirino finisce dunque la strategia della “concertazione”, ovvero il rapporto stabile tra sindacati, imprese e governi, ma anche quella che il leader di DSP definisce un’“attenzione quasi fanatica verso i diritti civili”. Un’accusa che intercetta un tema sempre più presente nel dibattito politico: la distanza crescente tra la sinistra delle élite urbane e il mondo operaio tradizionale.
"La totale mancanza di democrazia si misura non solo nella politica, dove i partiti ti dicono una cosa e poi ne fanno un’altra, ma anche nelle relazioni sindacali, dove i sindacati confederali bloccano qualunque altra alternativa sindacale, con la benedizione del CNEL. Vale per la Cgil che fa contratti a cinque euro lorde l’ora, salvo poi definire 'contratti pirata' tutti gli altri, vale per le casse edili dove sempre i sindacati confederali tengono fuori tutti gli altri. A prendersela in quel posto sono sempre i lavoratori, assieme a rappresentanze sindacali per bene ed anche a piccole e medie imprese che cercano di tenere in piedi il Paese", l'ulteriore affondo di Rizzo in una nota in occasione delle celebrazioni per la Festa dei lavoratori.
Il volto di DSP ha evidenziato che "il lavoro è maltrattato da trent'anni" e "oggi non si può restare in silenzio di fronte al dramma che stanno vivendo i lavoratori e la piccola e media impresa nel Paese, asse portante della nostra economia": "Non si può restare inerti rispetto all’aumento del costo della vita per i cittadini, in cui la componente dell’energia che ha costi ormai esorbitanti, costituisce larga parte del bilancio famigliare.
Inoltre, i posizionamenti geopolitici condizionato pesantemente in negativo la nostra economia. Non possiamo non condannare gli extra profitti delle aziende energetiche nostrane che hanno incrementato di gran lunga i dividendi degli azionisti”.