"Tenuto conto che gli organi di stampa dell’area di centrodestra continuano ad attaccarmi per una conversazione con Natoli, insinuando un accordo fraudolento, mi trovo costretto a ripetere ancora una volta a chi fa finta di non capire quanto ho già pubblicamente dichiarato, anche in trasmissioni televisive. Alla riunione del 14 luglio 1992 parteciparono quasi tutti i magistrati della Procura di Palermo. Nessuno dei presenti ha mai affermato che in quella riunione non si parlò dell’archiviazione nei confronti di alcuni indagati del procedimento mafia-appalti. E’ dunque una fake news affermare che non se ne parlò e che Borsellino non fu informato". Lo ha affermato il senatore M5S Roberto Scarpinato, al centro della polemica per le intercettazioni pubblicate dal Giornale di una sua conversazione con Gioacchino Natoli, ex membro del pool antimafia.
"Anche su questa falsità si fonda la tesi secondo cui mafia-appalti sarebbe una causa della Strage di via D'Amelio. Al contrario la Gip Di Caltanissetta Gilda Lo Forti ha espressamente scritto in una sentenza del 15 marzo 2000 che Borsellino era stato informato, e il dott. Lo Forte in un'udienza del 26 novembre 2021 ha dichiarato sotto giuramento che in quella riunione espose in modo analitico i motivi di quella richiesta di archiviazione. A tutto ciò si aggiunge che il Procuratore Generale di Cagliari Patronaggio, la cui audizione era stata richiesta dai partiti dei centrodestra, in commissione Antimafia il 29 novembre 2023 ha dichiarato che proprio in quella riunione del 14 luglio aveva appreso di quell'archiviazione parziale, specificando che Lo Forte si era soffermato su spiegazioni tecniche senza entrare nel dettaglio delle singole posizioni", ha aggiunto Scarpinato. "Anche Natoli era presente a quella riunione, fatto questo incontestato. Avendo ascoltato l’audizione di Patronaggio, Natoli mi aveva comunicato che anche lui ricordava quanto da riferito da Patronaggio, commentando che Lo Forte in quella occasione si era dilungato sui profili tecnico-procedurali non per divagare, ma perché essenziali per spiegare la richiesta. Facendo riferimento a questa pregressa nostra conversazione, poco prima che Natoli su sua espressa richiesta venisse audito dalla Commissione Antimafia sulla gestione del procedimento penale sulle cave di Massa Carrara, del quale io non mi ero mai occupato, gli ho anticipato che gli avrei posto una domanda sulla riunione del 14 luglio affinchè ripetesse alla Commissione esattamente quanto aveva già riferito a me commentando l’audizione di Patronaggio".
"Faccio presente ai solerti giornali vicini alla maggioranza che il fatto che io e Natoli facessimo riferimento alla precedente audizione di Patronaggio, è stato espressamente evidenziato alla Procura di Caltanissetta dalla stessa Guardia di Finanza nell'annotazione di commento a quella intercettazione. La necessità di una esplicita domanda sul punto derivava dal fatto che il tema per il quale Natoli aveva chiesto di essere audito riguardava esclusivamente la gestione del suo procedimento sulle ipotesi di riciclaggio nelle cave di Massa Carrara, diverso da quello di mafia-appalti di cui si era parlato nella riunione del 14 luglio. Essendo fuori tema, senza una esplicita domanda Natoli non avrebbe avuto motivo di parlarne. Da qui la necessità di una domanda per riferire un fatto che aveva vissuto in prima persona", ha aggiunto. "E’ indiscutibile che un componente della Commissione abbia il diritto di fare domande su circostanze di cui è venuto personalmente a conoscenza dalla persona audita, anticipandogli che gli farà una domanda. Se il Procuratore di Caltanissetta quando mi ha sentito come persona informata, mi avesse chiesto un chiarimento, gli avrei prontamente spiegato quanto sopra. Né su tale punto ha chiesto chiarimenti a Natoli, il quale avrebbe potuto fornire la stessa lineare spiegazione.
Invece si è scelto di non fare domande, di non chiedere alcuna spiegazione alimentando così indebite speculazioni. Il modo di procedere della maggioranza è uno stravolgimento delle regole processuali del contraddittorio e la strumentalizzazione della Commissione come mezzo fazioso di lotta politica".