Interni

"Lo sciopero dei benzinai? Chi lo ha organizzato fa gli interessi dei petrolieri"

Giuseppe Balìa, presidente di Angac, l'unica sigla del settore dei benzinai a non aver mai aderito alla protesta spiega perché lo sciopero è stato un flop

"Lo sciopero dei benzinai? Chi lo ha organizzato fa gli interessi dei petrolieri"

"Questo non era uno sciopero a favore dei gestori dei carburanti, ma andava a favore delle compagnie petrolifere". Giuseppe Balìa, presidente di Angac (Associazione nazionale gestori autonomi carburanti), spiega così la decisione della sua associazione di non aderire, fin dall'inizio, alla protesta indetta dalle categorie di settore.

Ma, allora, perché le altre associazioni hanno deciso di scioperare?

"Hanno voluto fare una forzatura. Non si fa uno sciopero quando c'è un dialogo in corso. Oltretutto è falso che abbia aderito il 65%. Al massimo ha aderito un 15-20%. Sono pochi gli impianti chiusi. La stampa ha speculato, caricando la responsabilità sui gestori e le associazioni di categoria si sono aggiunte, ma la responsabilità è solo delle compagnie petrolifere".

Lei, non è contrario ad esporre il cartello col prezzo medio?

“A noi di esporre uno, due o tre cartelli non importa niente. A noi interessa che le compagnie ci diano il margine giusto perché quello attuale è da fame. Noi siamo schiavi del caporalato petrolifero, siamo mobbizzati commercialmente. La verità è che tre storiche associazioni di categoria anziché fare gli interessi dei gestori fanno gli interessi delle compagnie petrolifere. E, infatti, questo sciopero lo hanno indetto loro. Non ho mai visto Assopetroli e Unione petrolifera caldeggiare lo sciopero. Infine, i prezzi non sono più alti di marzo 2022 quando hanno abbassato le accise. Dopo quella misura, cos’hanno fatto le compagnie petrolifere? Tolte le accise, hanno aumentato i carburanti sicché quella misura è stata un finanziamento occulto alle compagnie petrolifere che, grazie al prezzo basso, hanno potuto aumentare il margine”.

A quanto ammonta questo margine?

“A 3,5 centesimi. Poi dobbiamo pagare tutte le spese. Quando un cliente fa 20 euro di benzina e paga col bancomat ci rimangono 18 centesimi. Se il carburante costa 2 euro e un cliente fa 20 euro di benzina mette dieci litri. Se, invece, costa un euro è chiaro che fa un pieno da 20 litri e, dato che noi guadagniamo a litro, guadagniamo di più. Più aumenta il costo del carburante e peggio è per noi”.

Le accise quanto incidono?

“Incidono per il 65%. Quando un cliente ci dà 10 euro ben 6,5 euro sono per lo Stato, ma noi chiediamo soprattutto una rivisitazione del settore e che le compagnie ci diano un margine equo perché gli accordi attuali penalizzano i gestori”.

Il governo, quindi, sta operando bene?

"Mi sembra ingiusto attaccare l’esecutivo che, in dieci giorni, ci ha incontrato già svariate volte, prima a Palazzo Chigi e poi al ministero. Ha modificato il decreto e lo vuole cambiare ancora in sede parlamentare. Ma non solo. Il governo ha fatto un tavolo permanente sul settore dei carburanti per rivedere tutto il sistema, mentre il ministro Urso ha avanzato delle proposte concrete e noi gli crediamo. Era da 20 anni che non avevamo un governo così dialogante".

Commenti