Scopelliti si vendica di Alfano: io scaricato dopo la condanna

Il governatore calabrese Ncd attacca il ministro dell'Interno "Ho preso sei anni per truffa e lui si è girato dall'altra parte"

Scopelliti si vendica di Alfano: io scaricato dopo la condanna

Reggio Calabria - Attacca Renzi. Punge Alfano. Massacra la Lanzetta. È fonte di più d'un imbarazzo, all'interno del Nuovo Centrodestra e nei rapporti governativi tra alfaniani e Pd, il Peppe Scopelliti disarcionato da una sentenza di condanna a sei anni di reclusione per il caso Fallara: all'indomani del verdetto che lo ha dichiarato colpevole, sia pur in primo grado, di aver concorso a truccare tra il 2008 ed il 2010 i bilanci del Comune di Reggio Calabria, quando ne era sindaco, il presidente della Giunta regionale calabrese aveva annunciato l'intenzione di dimettersi per sottrarsi all'onta della sospensione dall'incarico sulla base della legge Severino. Detto, e non ancora fatto. Così, mentre venerdì la Prefettura ha dato il via all'iter che sfocerà nel congelamento dei suoi poteri presidenziali, ieri il governatore è salito sul palco del teatro Cilea per essere intervistato da Giorgio Mulè.

Rispondendo alle domande del direttore di Panorama, l'uomo forte (almeno fino a qualche giorno fa) del Ncd, autodefinitosi «non reduce, ma guerriero», ha sfoderato la grinta dei tempi del Fronte della Gioventù, mettendo nel tritacarne la ministra per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, che in Parlamento al M5S aveva garantito l'impegno dell'esecutivo per una rapida definizione della procedura di sospensione. «La Lanzetta ha portato il suo comune al dissesto», ha ribattuto Scopelliti, ricordando il passato da primo cittadino della Lanzetta e risucchiando nella polemica il premier ed il ministro dell'Interno: «Lei con il bilancio in dissesto fa il ministro, io vengo mandato a casa. Ci sono due Italie, una del centrodestra e una del centrosinistra. Renzi non si può girare dall'altra parte, e neppure Alfano». Al quale, ha aggiunto Scopelliti, «ho chiesto maggiore protezione per me e per la mia famiglia». Perché il governatore si sente nel mirino. Della magistratura, artefice «di una sentenza inquietante», e di «una lobby formata da una ristretta cerchia del giornalismo locale e delle professioni che negli ultimi 25 anni ha cercato di condizionare le scelte politiche».

I democratici sono subito insorti, denunciando «la strumentalizzazione d'una condanna per rilanciare una candidatura all'Europarlamento in ottica vittimistica». Il Peppe furioso ha replicato in diretta: «Ho chiesto al presidente del Consiglio regionale di fissare una seduta nell'ambito della quale io possa rassegnare le mie dimissioni. Per il resto, al momento non ci sono le condizioni per affrontare una campagna elettorale. Ne riparliamo tra una settimana». Quando magari sarà svanita l'amarezza per «la delusione profonda che mi spinge a restare fuori e a mantenere una posizione equidistante». Tra le righe, altro fiele per Angelino Alfano, che proprio in nome dell'equidistanza e della ragion di stato diserterà la manifestazione di solidarietà al governatore, in programma il 10 aprile a Reggio: ci saranno il ministro Lupi e i capigruppo di Camera e Senato, De Girolamo e Sacconi, ma non il segretario nazionale. Un'assenza che fa rumore e sembra schiudere scenari clamorosi. Al punto che, nonostante le smentite degli interessati, ieri l'agenzia di stampa parlamentare batteva sicura: «Da fonti ben informate si apprende che Giuseppe Scopelliti, di fronte alla non certezza della sua candidatura alle Europee nel Ncd, starebbe meditando il ritorno a Forza Italia».

Forse solo tattica. Come l'amore, presto nato e subito consumato, tra l'Angelino ministro sempre in sella e il suo ormai ex scudiero Peppe.

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