Se i "governativi" sono già divisi tra loro

Cicchitto la spara grossa: "Diserteremo il Consiglio nazionale". Lupi lo zittisce. Formigoni ci prova: "Andiamo, ma il voto sia segreto". I governativi già divisi?

Se i "governativi" sono già divisi tra loro

Ore concitate per le due anime del Pdl, dopo l’accelerazione impressa da Silvio Berlusconi sulla convocazione del Consiglio nazionale. Da entrambe le parti è febbrile la raccolta di firme sui rispettivi documento. I "governativi" si sono visti oggi pomeriggio a Palazzo Madama per fare il punto sulla raccolta firme al documento. Al momento, viene spiegato da fonti vicine al vicepremier Angelino Alfano, sarebbero oltre 310 le sottoscrizioni raccolte al documento che ha come tema centrale il sostegno al governo anche dopo il voto sulla decadenza del Cavaliere da senatore. Ma, più si avvicina il Congresso nazionale, più le truppe "governative" si dividono: sorgono i primi distinguo, riemergono vecchi dissapori e, soprattutto, si contendono interessi personali che rischiano di dividere ulteriormente il partito. Se da una parte Fabrizio Cicchitto propone di disertare la riunione del 16 novembre, dall'altra Roberto Formigoni propone di presentarsi ma di votare con scrutinio segreto.

Un documento di otto punti da sottoporre al Consiglio nazionale e che punta a fare da "contraltare" al testo sostenuto dai lealisti e approvato dall’ufficio di presidenza del Pdl del 25 ottobre. Il documento dei governativi è diviso in sette sezioni e spazia su diversi argomenti dalla leadership di Berlusconi, il passaggio a Forza Italia, il nodo giustizia ma anche il sostegno al governo. "Nella difficile posizione in cui siamo, caro presidente, per il bombardamento giudiziario contro di te, per le sue doti di lealtà verso di te, per le sue potenzialità politiche, una figura come Alfano se già non ci fosse dovresti inventarla", ha scritto Cicchitto in una lettera aperta a Berlusconi e pubblicata sul Corriere della Sera. Ma è proprio la posizione "oltranzista" di Cicchitto a dividere anche gli alfaniani. "È una partita tutta da vedere. La riunione è prevista per il 16, c’è tutto il tempo per riflettere e per decidere", tuona il deputato del Pdl lasciando aperta l'ipotesi di disertare l'incontro. Una posizione che Anna Maria Bernini non fatica a bollare come "irricevibile" perché sarebbe una vera e propria "diserzione". "Quella di Cicchitto - ha commentato il vice presidente dei senatori Pdl Paolo Romani - è la battuta di una colomba con gli artigli ma è infelice". A zittire Cicchitto ci pensa, quindi, il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi che, prima di partecipare alla conferenza di programma dell’Ugl, si sbraccia per assicurare che l'ipotesi non deve nemmeno essere presa in considerazione: "Mi dispiace ma non faccio la gara a chi vuole essere il più falco dei falchi...". Chiusa una polemica, però, se ne apre subito un'altra. Tocca, quindi, a Formigoni gettare lo sconcerto nel partito chiedendo che il voto al Consiglio nazionale sia segreto. Un'eventualità che non è nemmeno contemplata dallo statuto. "C'è il voto segreto quando si tratta di persone - ricorda il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta - quando ci sono scelte politiche le decisioni vanno prese a viso aperto". Aldilà dell'opportunità politica di uno scrutinio la proposta di Formigoni ha l'unico effetto di fare indignare buona parte del partito. "Si vergogni - commenta Renata Polverini - si sarebbe dovuto attivare qualche giorno fa per il voto segreto che coinvolgeva Berlusconi".

Le schermaglie di oggi mostrano chiaramente che le truppe alfaniane non siano affatto unite. Come spiega l'Huffington Post, almeno tre anime convergono sull'ex segretario del Pdl. Nella prima ci sono proprio Cicchitto e Formigoni che, più di tutti, sembrano spingere per una rottura definitiva al Consiglio nazionale. Al loro fianco anche Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi e i due ministri Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin. La seconda categoria, guidata dallo stesso Alfano, punta invece a dare battaglia all'interno del partito. Qui troviamo il capogruppo al Senato Renato Schifani, il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti (lo scorso 2 di ottobre i "suoi" sei senatori fecero da ago della bilancia contro la sfiducia), i ciellini Maurizio Lupi, Raffaello Vignali e Gabriele Toccafondi, un folto gruppo di ex An e alcuni i "forzisti" della seconda ora. Infine c'è chi, a differenza dei "governativa" duri e puri, non ha ancora troncato i rapporti con il Cavalieri. Tra questi anche il sottosegretario al Welfare Jole Santelli e il ministro alle Politiche agricole Nunzia De Girolamo.

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