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La serrata è un flop. Ora Salvini studia una legge per evitare la paralisi dei trasporti

l’ analisi Adesione al 6%, sotto le aspettative dell’Usb Gli italiani si sono stufati dei venerdì di caos

La serrata è un flop. Ora Salvini studia una legge per evitare la paralisi dei trasporti
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Era stato annunciato come uno sciopero che avrebbe fermato il paese con lo slogan «blocchiamo tutto», si è rivelata una modesta mobilitazione promossa da ambienti radicali dei sindacati e dai mondi pro Pal. Non è bastata la chiamata alle armi dei vip scesi in piazza da Greta Thunberg a Francesca Albanese passando per Gianis Varoufakis che nei giorni scorsi hanno pubblicato video appelli a sostegno dello sciopero, l’attesa partecipazione non c’è stata.
Prendendo i dati diffusi dal dipartimento della Presidenza del Consiglio che monitora l’adesione agli scioperi, tra gli aderenti all’Unione Sindacale di Base (USB) emerge come, a fronte di un personale rilevato di 203.255, abbiano aderito 10.100 persone con 42.120 assenti per motivazioni diverse dallo sciopero. Si tratta in termini percentuali di un’adesione del 6.27%, non certo numeri entusiasmanti.
I dati sono ancor più bassi se ci si riferisce al sindacato Cobas e allo sciopero del comparto scuola, università e ricerca dove, a fronte di un personale di 39.152 unità preso in esame, gli scioperanti sono appena 144 (con 6.036 assenti per motivi diversi dallo sciopero) e una percentuale degli scioperanti calcolata sui presenti in servizio, al netto degli assenti per motivi diversi dallo sciopero, dello 0,43%. Più alta l’adesione a Roma del personale Atac, l’azienda dei trasporti della capitale, pari al 25,9 per cento come reso noto da Roma servizi per la mobilità.
Non ha senza dubbio aiutato la divisione dei sindacati e, già nei giorni precedenti lo sciopero, il segretario Usb Liguria Maurizio Rimassa lamentava come «la frammentazione delle sigle sindacali indebolisce le cause per cui è stato indetto lo sciopero».
Ma c’è una ragione di fondo per cui lo sciopero non ha ottenuto l’adesione auspicata dagli organizzatori. Da tempo ormai i sindacati hanno perso la loro influenza nei confronti dei lavoratori che non si sentono più rappresentati, d’altro canto leggendo le motivazioni è comprensibile che la risposta sia stata irrisoria: «Contro la finanziaria di guerra del governo Meloni, per fermare la corsa al riarmo, le guerre e il genocidio in Palestina».
Se già durante i mesi in cui era in corso il conflitto in Medio Oriente non aveva ragion d’essere scioperare in Italia per quanto accadeva a Gaza, figuriamoci ora che Donald Trump ha ottenuto la pace.
Eppure gli italiani dovranno subire continui scioperi anche nei prossimi mesi con la Cgil che ha già indetto un nuovo sciopero generale il 12 novembre. Da qui a Natale, come emerge dal sito del garante, sono previsti decine di scioperi in vari settori a livello nazionale e locale. D’altro canto, secondo i dati della Commissione di Garanzia per gli Scioperi, nel 2024 sono stati 1.603 gli scioperi proclamati, 981 revocati, per un totale di 622 mobilitazioni, un po' più di una e mezzo al giorno o 51 al mese.
Per questo il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha seguito con attenzione le conseguenze dello sciopero di ieri «consapevole che nuove agitazioni sono state annunciate anche nelle prossime settimane con l’ormai consueta scelta del venerdì».


Il ministro, spiega il Mit in una nota, «è determinato a limitare al massimo i disagi per i cittadini: per questo sono allo studio una serie di soluzioni per conciliare in modo più ragionevole le esigenze di chi manifesta con il diritto alla mobilità degli italiani. L’obiettivo è evitare che il Paese venga sistematicamente paralizzato, soprattutto nei fine settimana».

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