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Il silenzio di Francesca Albanese sulla repressione in Iran

La relatrice speciale Onu, incalzata su X, si è rifiutata di esprimersi sul massacro dei manifestanti perpetrato dal regime degli ayatollah perché sarebbe un fatto esterno ai "limiti" del suo mandato

Il silenzio di Francesca Albanese sulla repressione in Iran
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Francesca Albanese torna a far discute, e questa volta per il suo rifiuto di esprimersi sulla sanguinosa repressione delle manifestazioni in Iran da parte del regime degli ayatollah che, secondo Iran International, avrebbe provocato la morte di 12mila persone. Lunedì 11 gennaio, un utente di X ha chiamato in causa la relatrice speciale Onu, chiedendole perché non avesse ancora detto nulla riguardo a quanto sta accadendo nel Paese. La risposta di Albanese, il giorno successivo, è stata netta.

"Perché sono la relatrice Onu sul territorio Palestinese occupato. Non mi “spendo”. Mi dedico con rigore al mandato Onu conferitomi, e che svolgo GRATUITAMENTE, così come fa la mia collega, Mai Sato, relatrice Onu sull’Iran. La buona notizia è che l’alfabetismo funzionale si cura", ha scritto in un post. Una linea difensiva, la sua, che probabilmente puntava ad evitare polemiche, ma che cela un'ipocrisia immediatamente sottolineata da Marco Marelli, collaboratore di Limes e autore di diversi articoli proprio sull'Iran: "La 'nostra' ha riscoperto i limiti territoriali del suo mandato, che a quanto pare non erano un problema quando si esprimeva sul riarmo tedesco, sulle redazioni assaltate, sulla Siria post-Assad e pure sullo stesso Iran quando ad attaccare era Israele. I nodi vengono al pettine".

Marelli ha fatto riferimento sia alle affermazioni di Albanese contro i giornali, che secondo lei avrebbero dovuto vedere l'assalto alla Stampa da parte dei pro-Pal come un "monito", sia a dichiarazioni della relatrice Onu risalenti al dicembre scorso riguardo alla Siria, in cui lei si è dichiarata "sempre dalla parte delle vittime delle violazioni e degli abusi dei diritti umani, e mai dalla parte dei responsabili".

Una dichiarazione universale, una presa di posizione di principio che, a logica, dovrebbe comprendere anche i giovani iraniani massacrati dai Guardiani della Rivoluzione. Ma evidentemente, diventa difficile esprimersi quando, di mezzo, c'è un regime anti-israeliano e sostenitore esplicito di Hamas.

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