Il ministro parla di conti pubblici, i deputati disertano i banchi. Una dozzina all’inizio, una ventina nel corso dell’intervento: è l’accoglienza riservata dalla Camera a Giancarlo Giorgetti, arrivato a Montecitorio per la relazione sul Dpfp, nel giorno del voto sullo scostamento di bilancio da 29 miliardi. Un passaggio tutt’altro che secondario, ma celebrato davanti a un emiciclo quasi deserto. E il titolare dell’Economia non nasconde l’irritazione: prima una battuta in aula, poi uno sfogo raccolto da Repubblica.
“Buongiorno onorevoli colleghi presenti in aula”, l’esordio di Giorgetti, accompagnando il saluto con un sorriso amaro e allargando le braccia. Il riferimento ai presenti rende ancora più evidente il peso degli assenti: “Molti dei presenti hanno partecipato ai lavori della commissione ieri sera dove tanti temi sono stati discussi”. Insomma, chi aveva seguito il dossier fino alla sera precedente ha trovato il modo di esserci anche al mattino. Le assenze attraversano gli schieramenti. Tre deputati della Lega, tutti componenti della commissione Bilancio, quattro di Fratelli d’Italia e uno di Forza Italia, oltre a una decina di parlamentari delle opposizioni.
È fuori dall’emiciclo che l’ironia lascia spazio allo sfogo. “Per lo scostamento servono 201 sì, così non passa”, osserva Giorgetti con Repubblica, riferendosi alla maggioranza assoluta necessaria per approvare la risoluzione, attesa al voto qualche ora dopo. Le presenze durante la relazione non determinano naturalmente l’esito della votazione successiva. Ma il segnale, per il ministro, resta difficile da digerire: “Non c’era nessuno, è incredibile”.
A rendere più urticante la scena c’è anche il retroscena sul calendario. Il voto sarebbe stato fissato per oggi perché i deputati si erano opposti al rientro del lunedì dopo il fine settimana. Un particolare sul quale Giorgetti affonda: “Eh, questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia”. Una stoccata che investe il Parlamento e non risparmia nessuno.
Sul tavolo, del resto, ci sono risorse e scelte destinate a pesare sulla prossima manovra. Dei 29 miliardi dello scostamento, 14 verrebbero utilizzati subito nella legge di bilancio: sette per gli investimenti green e sette per gli impegni militari. Giorgetti presenta l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale come “un passo consapevole rispetto alla linea di prudenza”, avverte che “si annunciano nuvoloni all’orizzonte” e ribadisce l’obiettivo di tenere sotto controllo i conti.
Questioni che avrebbero meritato qualche ascoltatore in più. Terminata la relazione, il ministro lascia Montecitorio per raggiungere il Senato, dove lo attendono ancora scostamento e Dpfp. Alla Camera resta la fotografia dei banchi vuoti.
