Il sospetto di Berlusconi: il Pd gioca sulla mia pelle

Oggi si riunisce la giunta che deve esprimersi sulla decadenza. L'ex premier: vediamo se non rispetteranno il mio diritto alla difesa per le loro faide interne

Il sospetto di Berlusconi: il Pd gioca sulla mia pelle

Chi lo conosce bene li chiama «i giorni della riflessione». Quelli in cui Silvio Berlusconi mette in fila ragionamenti e considerazioni per poi tirare le somme. Perché, spiega un amico di vecchia data del Cavaliere che in questi giorni l'ha sentito più volte, «lui ascolta tutti e a tutti dice sì», ma «alla fine decide in piena autonomia». Che ancora non abbia sciolto la riserva sulle prossime mosse, insomma, ci può stare visto anche che la prossima sarà una settimana chiave. Che il lunedì sia in balìa dei falchi e pronto a far cadere il governo e il martedì sia preda delle colombe e convinto di assicurare lunga vita ad Enrico Letta rientra invece in quella narrazione un po' mitologica che ormai circonda le cose del Cavaliere. Oltre, obietta l'amico di cui sopra, che far torto alle capacità strategiche di un Berlusconi che ormai sa bene come veicolare all'esterno umori e stati d'animo.

Chiuso ad Arcore, insomma, l'ex premier valuta il da farsi e aspetta di vedere come si apriranno oggi pomeriggio i lavori della Giunta per le immunità del Senato. Al di là delle dichiarazioni di guerra di Guglielmo Epifani, infatti, sarà questa l'occasione per capire davvero con quale approccio il Pd si pone davanti alla questione della decadenza di Berlusconi da senatore. Se – questo il ragionamento del Cavaliere – sono «disposti a concedermi il diritto di difesa come ad ogni parlamentare» e dunque anche la possibilità di ricorrere alla Consulta oppure «se decidono di chiudere in maniera preventiva e pregiudiziale la questione» come sembrerebbe a sentire le ultime uscite del segretario del Partito democratico.

Certo, non sarà oggi il giorno decisivo, visto che questo pomeriggio la Giunta si limiterà ad incardinare il provvedimento ed ascoltare la relazione del senatore del Pdl Andrea Augello. Ma sarà un primo passo importante per capire che aria tira e se davvero il pallottoliere è destinato a restare fermo sui numeri di adesso che vedrebbero Berlusconi soccombere 14 a 8. Sarà il momento per verificare se gli ultimi segnali di fumo lanciati dall'ex premier stanno portando qualche risultato.
Sono almeno 72 ore, infatti, che il Cavaliere ha scelto un profilo molto soft. Non solo ha messo nel cassetto il videomessaggio che voleva rendere pubblico ieri in cui oltre che annunciare il ritorno a Forza Italia avrebbe sparato sulla magistratura, ma ha pure fatto trapelare una certa disponibilità a fare un passo indietro nel caso il Colle gli concedesse la grazia. Perché, è stato il ragionamento fatto ai suoi interlocutori, «anche se non credo che una soluzione si troverà non voglio lasciare nulla d'intentato, non voglio essere io il responsabile di una eventuale crisi». Se poi – è il senso delle considerazioni fatte da Berlusconi in privato - il Pd decide di celebrare il suo congresso sulla mia pelle se ne dovrà assumere la responsabilità davanti al Paese.

Ed è un po' questo il tenore delle molte dichiarazioni della giornata. A partire dalle colombe, visto che il vicepremier Angelino Alfano si augura che la Giunta «non sia una ghigliottina» ma «approfondisca e rifletta come per qualsiasi cittadino che siede in Senato». Così il ministro Gaetano Quagliariello che auspica «serenità di giudizio». «Non vogliamo una crisi», spiega il capogruppo del Pdl al Senato Renato Schifani, ma «ci saremmo costretti nel caso in cui l'atteggiamento del Pd dovesse essere di netta chiusura anche sull'accettazione di un dibattito sereno».
Stesso ragionamento fanno Fabrizio Cicchitto e Annamaria Bernini. Mentre Mara Carfagna fa un passo in più e invita il Pd a «un gesto di pacificazione».

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