I forconi stanno tornando (e hanno ragione)

Il leader dei forconi siciliani Mariano Ferro ha annunciato che il movimento è pronto per la "fase due"

I forconi stanno tornando (e hanno ragione)

Dopo il fallimento della «marcia su Roma» che lo scorso 18 dicembre avrebbe dovuto «cacciare il governo», valuto positivamente tre novità della «Fase 2» del cosiddetto movimento dei Forconi.
In primo luogo la presa di distanza dell'ala moderata rappresentata da Lucio Chiavegato, presidente veneto dell'Associazione di liberi imprenditori federalisti europei (Life) e da Mariano Ferro, leader siciliano del movimento dei Forconi, dal più oltranzista Danilo Calvani, militante laziale dei Comitati riuniti agricoli dell'Agro Pontino.
In secondo luogo la scelta di «ripartire dai territori, dai rappresentanti dei tantissimi presidi di protesta», perché «andare a Roma costa troppo per i simpatizzanti già impoveriti dalla crisi e si presta a infiltrazioni di estremisti e violenti».
In terzo luogo l'approccio pragmatico sul piano delle rivendicazioni espresse in sei punti: sospensione immediata di tutte le procedure esecutive di Equitalia o di altri enti; istituzione di un fondo di garanzia nazionale per tutte le aziende produttive; aumento in busta paga per i dipendenti privati, di 300 euro attraverso la defiscalizzazione degli oneri contributivi a carico dell'impresa; aumento delle pensioni minime e adeguamento delle pensioni di invalidità per garantire un tenore di vita dignitoso tramite il taglio delle pensioni d'oro e delle spese improduttive; riduzione considerevole del costo del carburante per uso professionale nonché dei pedaggi autostradali; tutela del made in Italy.
Queste richieste, presentate sabato scorso da Chiavegato a Monteforte in provincia di Verona sotto la tenda del presidio permanente, sanno di ragionevolezza rispetto ai proclami con cui partì il Movimento lo scorso 9 dicembre («Cacciare una classe politica e dirigente abusiva», «Contro il far-west della globalizzazione», «Contro l'Unione degli affarismi europei», «Contro un Parlamento che dal 2006 non è più espressione della volontà popolare»). Non perché questi contenuti non siano condivisibili, ma perché né corrispondono ai problemi urgenti delle imprese né offrono soluzioni ai problemi di fondo della crisi sistemica e strutturale.
Meno positivo è il reiterare, nelle attuali condizioni in cui versa il movimento dei Forconi, il ultimatum al governo, fissato per il 21 gennaio, minacciando che - qualora le sei rivendicazioni non venissero accolte – gli italiani saranno legittimati «a prendere qualsiasi iniziativa che abbia la forza di ottenere quanto richiesto». Al riguardo Ferro ha aggiunto che «stiamo pensando di occupare i Comuni e di fare dei presidi davanti alle Prefetture. I sindaci devono decidere da che parte stare, se fare gli esattori in cui sono stati trasformati dal governo o stare con i cittadini». Ricordiamo che c'è un altro ultimatum al governo, che scade il 9 gennaio, che era stato annunciato da Calvani: Se il governo non si dimette il 9 gennaio, il 10 ci saranno mobilitazioni di protesta dinanzi alle prefetture in tutta Italia, mentre è stata decisa ufficialmente una grande mobilitazione nazionale per il 18 gennaio». A che servono questi ultimatum se poi non si ha la forza di conseguire il risultato prefissato?
Detto questo è indubbio che le cause di fondo della rivolta dei piccoli imprenditori sono assolutamente reali e legittime. Salvaguardare le micro e piccole imprese significa salvare l'insieme del sistema produttivo, di cui rappresentano il 99,5%, ma anche del sistema sociale sorretto dalle famiglie, considerando che sono prevalentemente imprese a gestione familiare e, quindi, dei valori fondanti della nostra civiltà. Ciò che tuttavia manca affinché il Movimento di giusta rivolta dei piccoli imprenditori abbia successo è una proposta complessiva di riforma dello Stato, dello sviluppo e della società; un leader nazionale credibile e carismatico capace di confrontarsi costruttivamente con le istituzioni; un'organizzazione che si sostanzi di un coordinamento sul territorio nazionale e di un'adeguata visibilità mediatica per diffondere alle grandi masse il messaggio in modo corretto. Ebbene, così come sarebbe velleitario immaginare che il movimento dei Forconi possa farcela senza questi tre requisiti, nessuno si illuda che facendo finta di niente, mistificando o demonizzando la realtà o peggio ancora ricorrendo alla repressione si potrà mettere a tacere una realtà che incarna la rabbia profonda e vera del popolo italiano che non rinuncia al diritto alla vita, alla dignità e alla libertà.
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