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Stipendi e rimborsi, caos nel M5S

Una mail del duo Grillo-Casaleggio propone ai parlamentari di destinare parte delle indennità ad associazioni no profit e prevede un cambio di rotta sui rimborsi

Stipendi e rimborsi, caos nel M5S

Mentre tiene banco la votazione on line degli iscritti al Movimento 5 Stelle per decidere dell'espulsione o meno del senatore Marino Mastrangeli (reo di aver presenziato troppo in televisione), un'altra grana agita il M5S. È quella dello stipendio.

Secondo quanto riportato dall'Agi, una mail del duo Grillo-Casaleggio inviata ai parlamentari cambierebbe le carte in tavola. Nel senso che nel documento è contenuta la proposta di restituire la parte eccedente a 5mila euro lordi dell’indennità e destinarla di mese in mese ad associazioni di volontariato no profit da individuare con il voto della rete tra gli iscritti. Quanto ai rimborsi, i parlamentari M5S li avranno solo per le spese effettivamente sostenute e rendicontate periodicamente. La differenza andrà al fondo di solidarietà.

Da lì si è accesso il dibattito. Alcuni lamentano il fatto che le regole non si cambiano in corsa e citano il non-statuto che recita così: "L'indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili, il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato). I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo".

Dall'altro lato, sul forum dei parlamentari è stato aperto un sondaggio e la prossima settimana si terrà una assemblea sulla questione compensi, anche se pare che ci sia già chi ha fatto sapere che, qualunque sarà la decisione, è orientato ad agire secondo coscienza.

Le posizioni sono diversificate anche in merito alla rendicontazione: si va dal trattenere tutta la cifra prevista per i parlamentari, perché chi ha famiglia e viaggia, pagando magari due affitti, con 2500 euro proprio non ce la può fare, a chi propende per lasciare alla libera volontà del singolo la decisione di quanto trattenere e di quanto e a chi devolvere, anche perché le situazioni dei singoli non sono uguali e perché, ragionano altri, "non è che in Parlamento si può andare in mutande". Ma c’è anche chi osserva di essere in aspettativa dal proprio posto di lavoro e molti pensano di versare contributi volontari da destinare alla pensione. Insomma, per i parlamentari grillini lo stipendio è una delle priorità.

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