Il decreto sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio scorso e firmato il 24 dal presidente della Repubblica, ha avuto il via libera finale alla Camera a un giorno dalla scadenza per la conversione in legge. Ha 33 articoli che spaziano da misure per la lotta alla criminalità, specie giovanile; sanzioni più severe per manifestazioni e cortei; norme su organici e tutele delle forze dell'ordine e altre sulla gestione dell'immigrazione. Ecco le principali novità.
STRETTA AI "MARANZA"
Chi porta fuori casa, e senza motivo valido, un coltello di almeno 8 centimetri rischia il carcere da sei mesi a tre anni. Se avviene su treni e bus, si applica l'aggravante. Per le lame sotto i 5 cm non serve giustificazione, grazie alla deroga voluta dal centrodestra al Senato. Punita la vendita di coltelli, con sanzioni da 500 a 3.000 euro per chi li vende ai minori.
DASPO
Si potenzia il "daspo", la misura di allontanamento dalle città: il prefetto può applicarlo a persone denunciate negli ultimi cinque anni su zone specifiche con "gravi o ripetuti episodi di criminalità o di illegalità". Lo stop vale anche per denunciati o condannati (anche non definitivamente) per reati commessi durante manifestazioni e considerati pericolosi. In questo caso il divieto può durare al massimo 12 mesi.
SPACCIO
Cade la "giustificazione" della lieve entità di stupefacente per chi spaccia "in modo continuativo e abituale". Inoltre, scatta la confisca degli autoveicoli usati per commettere il reato.
PARCHEGGIO ABUSIVO
Lotta ai parcheggiatori abusivi a colpi di sanzioni, da 769 euro 3.095, che raddoppiano se recidivi. Fino all'arresto, da otto mesi a un anno e mezzo, se coinvolgono minori nell'attività.
MANIFESTAZIONI
Colpito chi organizza manifestazioni senza preavviso alle autorità: niente più arresto, ma multe tra 1000 e 10 mila euro e per chi crea scompiglio in corteo travisando il viso, la base parte da 2000 euro. Le sanzioni toccano quota 20 mila euro in caso di "disobbedienza all'ordine di scioglimento" della riunione o dell'assembramento.
FERMO
Ulteriore stretta sui cortei è il fermo preventivo: può essere disposto fino a 12 ore nei confronti di persone ritenute pericolose per la sicurezza pubblica in vista di una manifestazione, e sulla base di elementi concreti. Il pm deve esserne informato "immediatamente" e può ordinarne il rilascio, se ci sono le condizioni per legge. Se il fermo riguarda minori, vanno informati i genitori "senza ritardo".
SCUDO PENALE
Tra le norme più contestate a sinistra, c'è il cosiddetto scudo penale per chi commette un reato con "causa di giustificazione" cioè in servizio, come succede ad agenti e militari. In quel caso viene iscritto in un registro indagati ad hoc. La novità - inizialmente solo per le forze dell'ordine, ora estesa a tutti - è stata influenzata mediaticamente dal caso di Abdherraim Mansouri, il marocchino ucciso a gennaio a Rogoredo dal poliziotto Carmelo Cinturrino. L'agente aveva parlato di legittima difesa, poi sconfessato dalle indagini. Prevista anche tutela legale e rimborso spese per le forze dell'ordine.
INCARICHI FORZE ORDINE
Frutto di un emendamento governativo è la proroga dell'incarico del comandante della finanza, Andrea De Gennaro, fino al 31 dicembre. Inoltre si allunga a 2 anni il mandato del vicecomandante dei carabinieri.
RIMPATRI
È la norma che ha rischiato di far saltare tutto il decreto, per profili di incostituzionalità, contrastata dalle opposizioni in Parlamento, avvocati e magistrati. Prevede un contributo di 615 euro (pagato dallo Stato) all'avvocato che segue la pratica di rimpatrio volontario assistito di un migrante e purché il cliente torni a casa. Sabato scorso il Consiglio nazionale forense - citato espressamente nell'articolo 30 bis, introdotto con un emendamento di maggioranza votato al Senato - si è dissociato dal coinvolgimento negando la possibilità e innescando uno scontro che ha chiamato in causa anche il Quirinale.
Altra novità è la cancellazione del patrocinio gratuito per il migrante che fa ricorso al provvedimento di espulsione. È l'effetto dell'articolo abrogato, di un altro decreto, che assegnava allo Stato l'onere di pagare l'avvocato in questi casi.