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La tassa rossa sui clandestini

Assieme al trasportato, paghiamo anche il suo Caronte. Quella Capitana Rackete che - finché glielo facevano fare - di mestiere era trasbordatrice di clandestini in Italia

La tassa rossa sui clandestini
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Farebbero bene quelli dell'Istat ad aggiornare il paniere. Quello con cui calcolano l'inflazione e il costo della vita. Tolgano pure il pane e il latte e ci mettano la vera spesa primaria dell'italiano di oggi: la tassa della sinistra sui clandestini. Ci tocca pagare i delinquenti che, dopo 23 condanne, finiscono in tribunale davanti a una toga rossa alla vigilia del referendum. Morale: liberi di tornare a delinquere, ma stavolta a spese nostre, con un bel risarcimento in denaro sonante, magari da spendere in qualche circolo affiliato al partito che li ha liberati. E poi, assieme al trasportato, paghiamo anche il suo Caronte. Quella Capitana Rackete che - finché glielo facevano fare - di mestiere era trasbordatrice di clandestini in Italia. Un bel risarcimento anche alla signora dei sette mari, che negli ultimi tempi si era data all'alta poltroneria, sul modello Ilaria Salis. Dritta all'Europarlamento a rappresentare il modello di Europa fallito davanti ai nostri occhi proprio sotto i colpi della follia migratoria rossa. La stessa che oggi si mescola all'islamismo.

La stessa che la nostra sinistra finge di non conoscere, accoglie per convenienza politica nel nome dell'integrazione, ma poi per bocca di Mohammad Hannoun - nelle intercettazioni dell'inchiesta che lo ha condotto in carcere per finanziamento al terrorismo di Hamas - scopriamo essere al corrente dei veri legami fra questi due mondi. Almeno se li pagasse da sola.

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