È ufficiale: l'austerity ci sta uccidendo

Le politiche di rigore in tutta Europa hanno fatto più danni della crisi: tagli e tasse generano depressione e suicidi

È ufficiale: l'austerity ci sta uccidendo

Dimitris Christoulas è un farmacista, ha 77 anni, ed è in pensione dal '95. Il 4 aprile 2012 sale le scale del Parlamento di Atene, sfodera una pistola, se la punta alla testa e urla: «Non mi sto suicidando, mi stanno uccidendo». Poi preme il grilletto e la fa finita. Dopo 35 anni di contributi, il taglio della pensione non gli consentiva più di pagarsi nemmeno le medicine. «La recessione fa male, ma l'austerità uccide», spiega al Giornale David Stuckler, ricercatore capo a Oxford, dove si occupa di Salute pubblica, e autore di un libro appena uscito in Gran Bretagna e Stati Uniti (in Italia a breve per Rizzoli), The Body Economic: Why Austerity Kills, un'analisi dettagliata, dal Nord America all'Europa, sugli effetti «devastanti» delle politiche di austerità adottate tra il 2008 e il 2012 per rispondere alla crisi economica.

I numeri sono agghiaccianti e in alcuni casi, come in quello della Grecia, hanno cambiato dal profondo intere società: i greci avevano il tasso più basso di suicidi in Europa, negli anni dei tagli e della stretta su stipendi e pensioni quel dato ha subito un'impennata del 60%. Cifre ancora più preoccupanti se si considera che a ogni suicidio corrispondono almeno 10 tentativi di togliersi la vita e fra i cento e i mille casi di depressione. Non solo. La disoccupazione giovanile oltre il 50% e il forte aumento dei senzatetto ha provocato in Grecia un altro disastro sociale e sanitario: il numero dei sieropositivi è aumentato del 200% a causa dei tagli alla prevenzione (meno soldi, vuol dire anche meno siringhe sterilizzate). «La gente sta diventando disperata - dice Stuckler - Proprio nel momento in cui ha più bisogno di aiuto, lo Stato taglia radicalmente sostegni vitali per la tutela della salute».

Un fenomeno diffuso in una parte d'Europa e oltreoceano. Ci sono stati oltre 10mila suicidi in più tra Nord America ed Europa e i casi di depressione sono cresciuti di almeno un milione. Nel Regno Unito i senzatetto sono almeno 10mila in più, negli Stati Uniti oltre 5 milioni di persone hanno perso accesso al sistema sanitario. «In Italia abbiamo calcolato che ci sono stati almeno 290 suicidi al di là dei trend storici e attribuibili all'austerità». A dimostrare che la politica di tagli e tasse ha conseguenze dirette sulla salute dei cittadini è il Regno Unito: i suicidi erano in netta diminuzione prima della recessione, hanno avuto una nuova impennata quando la disoccupazione è salita tra il 2008 e il 2009, sono scesi di nuovo quando il mercato del lavoro ha registrato una ripresa ma sono tornati a crescere con i nuovi tagli introdotti dal governo Conservatori-LibDem di David Cameron.

L'altra prova sono i Paesi del Nord Europa. L'Islanda ha sofferto la peggiore recessione della sua storia, ha visto fallire tre delle sue banche più importanti e assistito a un balzo del suo debito pari all'800% del Pil. Eppure oggi è di nuovo una delle società «più felici» al mondo, con un Pil che vola sopra al 4% e la disoccupazione sotto al 5%. È tornata insomma al boom economico. Lo ha fatto dicendo no all'austerità e decidendo di investire in programmi di sostegno per incentivare il ritorno al lavoro. Una spinta all'occupazione e alla riqualificazione. La stessa strategia adottata dalla Svezia, dove i suicidi sono addirittura diminuiti durante la crisi, dalla Norvegia, dove l'aspettativa di vita si è allungata o dal Canada, dove le condizioni di salute dei cittadini sono migliorate. «L'alternativa esiste - insiste Stuckler, alle spalle una laurea a Yale, un Phd a Cambridge e almeno un centinaio di pubblicazioni - I Paesi in cui i politici hanno investito di più nella protezione sociale sono i Paesi che hanno avuto la ripresa più veloce». Al contrario, «quelli che hanno affidato i tagli a economisti e manager finanziari sono quelli dove i cittadini muoiono. Di austerità».

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