Idea non richiesta per il centrodestra, ma buona anche per la campagna referendaria sulla Giustizia. Tra un anno si vota a Roma e a Milano. E di candidati competitivi non c'è traccia. Il centrodestra, sia pur maggioranza nella nazione, fatica a trovare candidati spendibili, che non siano gretti e abbiano idee innovative e capacità comunicative contemporanee. Ed è singolare che in ormai quasi 10 anni di ciapa no non si siano cresciute facce nuove. Perdere a Milano, in particolare, sarebbe un'impresa, visto il malcontento che avvolge la seconda gestione Sala, dirigista e ideologicamente capricciosa. Ecco allora l'idea: Pietro Tatarella candidato sindaco di Milano. Già brillante capogruppo in Consiglio Comunale a Milano, apprezzatissimo anche dai suoi avversari politici, poi mancato deputato di Forza Italia nel 2018, e da sempre molto gradito a Silvio Berlusconi, Tatarella nel 2019 viene ingiustamente arrestato, incarcerato (46 giorni in isolamento manco fosse un mafioso, poi tre mesi di carcere, e tre di domiciliari), sputtanato da tg, trasmissioni e giornali come pochi altri nella storia italiana, e infine assolto con formula strapiena: il fatto non sussiste. Tradotto: abbiamo parlato del nulla. Per sette anni. Di calvario. Durante i quali gli viene stracciata la carriera politica così promettente, la reputazione, gettata la famiglia in un incubo. Sua madre si ammala e muore, lui resiste e cambia vita: falegname con suo papà, Dino. A processo, mentre il Comune di sinistra lo umilia costituendosi parte civile contro di lui, lo difendono persino i suoi ex colleghi del Partito Democratico. Tatarella oggi è il miglior testimonial possibile del Sì al Referendum su una giustizia che straccia vite, carriere e famiglie, ma i cui responsabili mai pagano, nemmeno in termini di avanzamento carriere. In una nazione civile, un gip, lette le carte di Tatarella, avrebbe dovuto cazziare il pm, scarcerarlo e scusarsi a nome di una giustizia manichea. Difficile accada però, visto che un gip coraggioso si fa nemico un pm con cui è mischiato nel Csm che può fargliela pagare sulla pelle della sua carriera (del Gip, si intende). Ci pensi, il centrodestra: Tatarella è un figlio di Milano giovane, brillante, ha idee, conosce città e macchina comunale.
E su di lui si potrebbe fare una campagna elettorale stupenda, anche emotiva -perché no-, in cui Milano, sicuramente la più alacre e ambiziosa città d'Italia, scriva una pagina risarcitoria di grandissima civiltà, regalando uno slancio a se stessa. E anche al centrodestra. Che comincerebbe a trovare interpreti nuovi e spendibili.