Violenza, odio e paura Il popolo Pdl aggredito da vendoliani e grillini

Urla, spinte, insulti, bandiere strappate e bruciate: la contestazione si trasforma in rabbia e guerriglia. Ferito un sostenitore azzurro

Violenza, odio e paura Il popolo Pdl aggredito da vendoliani e grillini

Un pomeriggio di odio e di paura. Silvio Berlusconi ritorna in piazza per un comizio e i centri sociali scatenano la rabbia e la contestazione con l'appoggio di alcuni militanti di Sel e alcuni grillini. Un'ondata di terrore pervade il centro di Brescia, una città che tra due settimane elegge il nuovo sindaco. Un clima di violenza fatto di urla, insulti, bandiere del Pdl strappate e bruciate, minacce, calci e spintoni; un clima alimentato ben prima che il Cavaliere arrivasse in piazza Duomo per il comizio.

Un militante del Pdl è stato picchiato dagli autonomi. È arrivato in piazza sanguinante per una ferita sotto lo zigomo destro. «Saprei riconoscerli», ha detto agli agenti. C'è da credergli: le facce dei teppisti sono sempre le stesse, si muovono con rapidità da una via all'altra attorno al Duomo, a irrobustire il fronte delle contestazioni alle quali si è unita anche gente comune, bresciani che passeggiavano sotto i portici di via X Giornate e si fermavano a lanciare insulti contro chiunque. Non sapevano nemmeno con chi se la prendevano, l'odio scoppiava appena un drappello di poliziotti o carabinieri si muoveva a proteggere qualcuno, fosse Brunetta, Romani, Schifani o Santanché.

Non c'erano transenne nelle strade adiacenti la piazza del comizio, e nemmeno cordoni di sicurezza. Forse nemmeno le forze dell'ordine si attendevano una contestazione così organizzata e così dura. I primi scontri sono avvenuti poco dopo le 16, quando ha smesso di piovere. La gente cominciava ad affollare il centro di Brescia per lo «struscio» del sabato pomeriggio e i pullman scaricavano i primi militanti pidiellini in arrivo da fuori città.

A una trentina di metri da piazza Duomo, all'angolo tra via X Giornate e via Padre Giulio Bevilacqua c'era un gazebo dei grillini. Le comitive dirette al comizio del Cavaliere passavano di lì. E lì si erano dati appuntamento gli autonomi bresciani. A qualche metro si trova l'hotel Vittoria dove era annunciato Berlusconi, dove si è visto solo al termine del comizio. Eppure l'albergo è diventato l'epicentro della guerriglia.

Passano i fan del Cavaliere con bandiere e cartelli e il gazebo si trasforma nelle loro forche caudine: invece che sotto il giogo, devono camminare sotto le ingiurie. In galera, scemi, servi, bastardi, venduti, mafiosi. Volano sputi e spintoni. Alcuni si fermano, partono le discussioni, qualcuno ribatte con i cori «Silvio Silvio». La tensione sale rapidamente. I militanti non si rendono conto che è tutto organizzato. Grillini e centri sociali sono armati di telefonini e telecamere avvolte dal cellophan a protezione dalla pioggia, i pidiellini vengono fotografati e ripresi. Partono gli spintoni e i calci, le forze dell'ordine faticano a tenere divise le fazioni.

La rabbia è un contagio, tranquilli pensionati in cravatta e impermeabile reagiscono agli insulti con altri insulti, arrivano poliziotti e carabinieri con scudi e caschi, partono le prime piccole cariche per dividere i contendenti. È una zona difficile, le vie sono strette e i teppisti si mescolano a chi passeggia. Passa Renato Brunetta sovrastato da una schiera di scudi dei carabinieri. Passa Daniela Santanché, che scende dall'auto in un assordante vortice di insulti.

Spuntano bandiere rosse con l'effigie di Che Guevara. Appena le forze dell'ordine si muovono monta l'ondata delle minacce. I teppisti dei centri sociali strappano dalle mani dei militanti pidiellini bandiere e cartelli. Una bandiera azzurra viene incendiata, calpestata tra gli applausi, i brandelli bruciacchiati alzati al cielo come un trofeo. L'anziana che l'aveva in pugno assiste alla scena impietrita dal terrore, un autonomo le urla: «È perché sei una signora che non ti metto le mani addosso». Da un angolo all'altro della piazza vola qualche manganellata che colpisce anche dove non dovrebbe. Parecchie persone venute ad ascoltare Berlusconi in un clima che credevano sereno scappano prima ancora che il Cavaliere arrivi.

Il corteo delle auto blindate spunta da corso Zanardelli poco dopo le 18. Gli autonomi sono piazzati all'angolo con via Trieste, la strada che conduce dietro il palco allestito di fianco al Duomo. Altre urla, altri sputi. La contestazione si sposta in piazza per fischiare Berlusconi. Lì il divertimento dura poco perché il Cavaliere non risponde alle provocazioni. Ma il vero risultato, catalizzare e fare esplodere violentemente la rabbia latente, è già stato raggiunto.

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