
Al terzo posto del podio Margherita Colonnello, l’assessore (anzi, assessora altrimenti si offendono) del Partito Democratico alle Politiche Sociali del Comune di Padova. La Colonnello, neo-mamma, ha scelto di non utilizzare il tradizionale fiocco azzurro (o rosa) alla nascita del figlio. Meglio quello arcobaleno! Il motivo? Beh, deciderà il piccolo cosa essere. Se essere maschio o femmina. Vi sembra una cosa normale? Un fatto è certo, l’assessora dem ha mantenuto la promessa fatta al gay pride quando, col pancione, aveva detto: “Cara bambina, caro bambino. Quando verrai al mondo, non ti regalerò né il fiocco rosa né quello azzurro. Te lo regalerò arcobaleno, perché i colori sono tutti bellissimi! E poi sceglierai tu…” Speriamo per lei che sia solo una trovata pubblicitaria, altrimenti per il piccolo si prevedono già molti problemi.
Al secondo posto Pasquale Tridico! L’ex presidente dell’Inps (candidato in pectore a Presidente della Calabria) promette il reddito di dignità. Sì, avete capito bene! Una sorta di mancetta elettorale per guadagnare qualche voto in più alle elezioni. Nonostante il fallimento del reddito di cittadinanza lui insiste e ripropone lo schema, ma solo per i calabresi ovviamente. I soldi? Facile, li prenderà dall'Europa, ha detto. Una mossa astuta secondo Tridico, in grado di offrirgli la vittoria sul piatto d’argento. Ma dopo tutti i danni prodotti dal reddito di cittadinanza come si fa a riproporre un nuovo sussidio? Non solo, i calabresi, caro Tridico, non hanno mica l’anello al naso. Se pensa di comprare così una fetta di elettorato si sbaglia di grosso. Ci chiediamo, una promessa elettorale del genere non vale come voto di scambio? È impossibile che nessuno intervenga per dire che è una cosa che non si può fare.
Al primo posto il vittimismo delle Ong! Ogni scusa è buona per attaccare il governo e sollevare polveroni. Prendete il caso di Mediterranea, la Ong italiana capitanata da Luca Casarini. Dopo essere salpati alla volta della Libia per recuperare migranti, hanno disobbedito agli ordini del Viminale. Invece di attraccare a Genova, hanno puntato la prua della nave su Trapani, in Sicilia. Un gesto di ribellione che (giustamente) gli è costato il fermo amministrativo dell’imbarcazione e una multa da diecimila euro. Apriti cielo. A sinistra l’applicazione della legge li ha fatti impazzire.