Al terzo posto del podio dei peggiori, questa settimana, abbiamo l'ex presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Ora che, a malincuore, ha dovuto cedere la poltrona a Decaro, gli toccherà decidere cosa fare della propria vita (lavorativa). E così ha pensato di tornare al suo vecchio amore: la magistratura. Il tutto dopo oltre vent'anni che non esercita la professione. Così, per recuperare gli anni prestati alla politica, eccolo chiedere la settima valutazione di professionalità. Che, se accordata, lo porterebbe a rientrare in servizio con uno stipendio molto più alto rispetto a quanto guadagnava quando era sostituto procuratore. Per giustificare gli scatti di carriera, Emiliano ha presentato alcuni atti amministrativi che ha firmato quando è stato sindaco di Bari e governatore della Regione. Ora toccherà ai suoi superiori decidere. Qualche dubbio, però, noi lo nutriamo: come si può usare la carriera politica per ottenere un avanzamento di carriera giudiziaria? Ma, come tutti, confidiamo nel sistema e confidiamo che chi di dovere deciderà per il meglio.
Sul secondo gradino della nostra rubrica troviamo il governatore della Toscana, Eugenio Giani. Il caso - lo ricorderete - è quello di Cristina Manetti, al tempo capo di gabinetto e oggi assessore regionale alla Cultura. Era stata pizzicata a guidare lungo la corsia di emergenza. Lo aveva fatto, aveva riferito lei, perché, colta da un malore, era andata in cerca di una piazzola di sosta. La stradale non le aveva creduto: multa, dieci punti in meno e patente sospesa. Ora però si aggiunge un particolare in più. Interrogato su quanto accaduto, il Viminale ha riportato che poco dopo è arrivato sul posto Giani, che lo stesso Giani ha chiesto informazioni agli agenti e che quando nel pomeriggio la Manetti è andata in Prefettura, c'era pure Giani "per chiarimenti sull'iter della sospensione". Sicuramente il governatore è accorso dalla Manetti per darle il proprio sostegno morale. Si sa, in certi momenti c'è sempre bisogno di un amico a darti sostegno. Però a voler pensare male...
Al primo posto c'è la segretaria del Pd, Elly Schlein, che millanta spallate al governo e si sogna già a Palazzo Chigi. Il risultato dell’ultima tornata elettorale dell’anno conferma i pronostici, senza segnare alcun ribaltone. Tanto che il saldo finale delle Regioni resta immutato: tredici a guida centrodestra e sei a guida centrosinistra. Eppure ad ascoltare le dichiarazioni roboanti della leader dem sembra che ormai sia fatta, che il governo Meloni abbia le ore contate. "Questa destra non solo non è imbattibile - dice - ma l'abbiamo già battuta con risultati importanti". E poi: "La partita è apertissima". Sognare non costa nulla. Intanto ha "regalato" una regione, che era governata da uno dei suoi, per quanto a lei non simpaticissimo, a un grillino, Roberto Fico, che qualche anno fa considerava il il Pd "il pericolo numero uno del Paese". E poi, numeri alla mano, sulla Stampa Alessandra Ghisleri fa notare che, rispetto a De Luca cinque anni fa, Fico ha "perso" svariate centinaia di migliaia di voti mentre il centrodestra, pur perdendo, ne ha guadagnati. Pensare di leggere, dunque, questi risultati come un test nazionale è del tutto fuorviante. E vale tanto per il Veneto quanto per la Campania e la Puglia. Tanto più che alle politiche mancano quasi due anni. E il collante dell’anti melonismo potrebbe non bastare a tenere insieme il campo largo.
E poi c'è la grande incognita: chi è il leader della sinistra? La Schlein o Conte? Difficile saperlo, tanto che quando la Meloni ha aperto il confronto con entrambi sul palco di Atreju, la fragilità del patto del campo largo è immediatamente venuta a galla. E con essa l’inconsistenza del loro progetto.