«Vogliono uccidere villa Bianchi, ma io li fermerò»

Vittorio Sgarbi aveva sollevato il caso quest’estate: a Morazzone, paese vicino a Varese, villa Bianchi (nella foto, durante un sopralluogo di Sgarbi) rischia di essere abbattuta. Un edificio liberty, «così ben conservato da non avere neanche bisogno di restauro» spiega Sgarbi. Che prosegue la sua battaglia per ottenere il vincolo di tutela per la villa. «Anche perché hanno già cominciato a distruggerla».
Ma il sindaco non si era impegnato a fermare le ruspe?
«All’inizio il sindaco e il sovrintendente ai beni lombardi Artioli si erano mostrati disponibili. Ero convinto che avrebbero agito di conseguenza».
E invece?
«La torretta della villa è già stata scoperchiata, la scala interna è stata distrutta. Il problema vero è l’integrità di un’architettura perfetta, tanto da non aver nemmeno bisogno di restauro: è come l’omicidio di una persona sana».
Sarebbe una perdita grave?
«È la villa più bella, di epoca liberty, l’unica sopravvissuta alla violenza che negli ultimi cinquant’anni ha devastato Morazzone. Dove ci sono strutture di una bruttezza incredibile, a partire dal municipio. Così si toglie al paese un edificio con un pregio evidente».
E perché questo valore non viene riconosciuto?
«Il sovrintendente Artioli mi ha risposto che edifici così ce ne sono troppi, dovrebbe porre il vincolo a centinaia di strutture. Ha detto che non è abbastanza importante. Ma l’importanza è relativa al contesto: lì villa Bianchi è fondamentale. E comunque in altre città un edificio così non sarebbe mai distrutto».
Com’è stato deciso?
«La ex proprietaria ha venduto a uno speculatore. E ora lui vuole costruirci un condominio con decine di appartamenti. È un omicidio, e il Comune ha dato la sua autorizzazione».
Ma il sindaco non si era schierato dalla sua parte?
«Oggi c’è un nuovo sindaco, Matteo Bianchi, che ha un atteggiamento diverso, più sensibile al problema. Oltretutto Morazzone ha dato i natali al più grande pittore del Seicento lombardo dopo Caravaggio».
Morazzone appunto...
«E io ero andato lì per dire al sindaco che farò una mostra su Morazzone. Ma ora ho minacciato di non fare più nulla: un posto che non capisce il valore di quell’edificio non merita alcuna mostra. È un atto di barbarie intollerabile: non voglio celebrare un paese così».
E che altro farà per fermare le ruspe?
«Ho chiamato il direttore regionale Turetta per dirgli che serve il vincolo. E voglio appellarmi anche al ministro Maroni per difendere un edificio tanto rappresentativo dell’identità e della storia di quel luogo».
Che cosa le ha risposto Turetta?
«Non ne sapeva nulla, si informerà. Comunque può emanare il vincolo, scavalcando Artioli. Chiunque veda la villa capisce che va tutelata: sarebbe come distruggere una poesia di Pascoli, un’opera di Puccini o un quadro futurista. È una battaglia di civiltà».