Zanda vuole eliminare il Cav ma il Pd gli ordina la ritirata

Il capogruppo al Senato contro Berlusconi: "È ineleggibile e non ha i titoli  per diventare senatore a vita". Poi è costretto a correggersi: opinioni personali

Zanda vuole eliminare il Cav ma il Pd gli ordina la ritirata

Roma - A sera, dopo una lunga giornata di scambi di colpi che fanno traballare la maggioranza di governo, il capogruppo del Pd Luigi Zanda deve fare una rapida marcia indietro.
L'ineleggibilità di Berlusconi? «È una mia posizione personale, non ha nulla a che vedere con la tenuta del governo». E neppure con le posizioni del Pd, visto che «il partito non ha mai dato indicazioni di voto ai componenti della Giunta» che sull'eventuale ineleggibilità dovrebbe decidere. Una ritirata in piena regola (spinta, dicono nel Pd, da alcune telefonate assai irritate da Palazzo Chigi, quella del capocorrente di Zanda, Dario Franceschini, in testa) visto che al mattino - dalle colonne di Avvenire - il presidente dei senatori Pd aveva fatto fuoco e fiamme contro il Cavaliere pubblico e privato, le sue colpe politiche e i suoi peccati personali, suscitando gli entusiasmi dei grillini «Secondo la legge italiana Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile. Ed è ridicolo che l'ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui». Quanto a un'eventuale nomina del Cavaliere a senatore a vita, Zanda agita lo spadone infuocato del difensore della virtù: «In 67 anni di Repubblica non è mai stato nominato nessun senatore a vita che abbia condotto la propria vita come l'ha condotta Berlusconi. Non credo che debba aggiungere altro». Ovvio che il capogruppo M5S Crimi si entusiasmi: «Lo prendiamo in parola, siamo pronti a sostenere e votare l'ineleggibilità di Berlusconi».
Sul fronte Pdl, ovviamente, si scatena l'inferno: parole «gravi e stupefacenti» secondo Bondi, «incendiarie» per Capezzone; che «rasentano l'insulto» per Gasparri. «Evidentemente Zanda Loy vuol far cadere questo governo», dice Brunetta. O quantomeno «non gli facilita il compito», come avverte Schifani. Il Pd è costretto a difendere il proprio capogruppo dagli «attacchi» del Pdl, ma lo fa per dovere d'ufficio e sottolineando accuratamente che le sue sono solo «posizioni personali». Anche perché, nota Ugo Sposetti, «se siamo contro le norme ad personam pro Berlusconi, non possiamo volerne una ad personam contro di lui».
Sotto sotto, nel Pd, c'è grande malumore verso Zanda, che - accusano in diversi - «cerca visibilità ai danni del governo». Nicola Latorre liquida la presa di posizione del capogruppo sulla moralità della vita di Berlusconi: «Con tutto il rispetto, non spetta né a me né a Zanda decidere su chi deve fare il senatore a vita». Dal Pdl coglie la palla al balzo Gabriella Giammanco: «Latorre prende le distanze, è una polemica che fa male al Pd». Un altro autorevole senatore del Pd scuote la testa: «Zanda è uomo di Repubblica, amico personale di Scalfari, deve marcare il territorio. La verità è che quest'ala del partito, quella che voleva un capo dello Stato di rottura e che abbiamo sconfitto, ora cerca di rialzare la testa e di provocare lo scontro: non reggono questa maggioranza». Il socialista Di Lello, eletto col Pd, condivide: «È stata una bella sassata contro il governo Letta, che evidentemente risponde ad esigenze politiche precise, di cui bisognerebbe discutere apertamente». Altri spiegano l'alzata d'ingegno di Zanda come un'azione deterrente: «Visto che il Pdl alzava i toni sulla giustizia e rilanciava la sua legge sulle intercettazioni, ha voluto mandare un segnale: se giocate sporco voi, giochiamo sporco anche noi. E coi voti dei grillini possiamo farvi male». La sera, a Porta a porta, Zanda si difende: «La mia non è una mossa tattica, sostengo questa tesi da 10 anni e non intendo cambiare opinione. Anche se la giunta del Parlamento ha sempre avuto una posizione diversa dalla mia».

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