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"Interpreto Orlando e divento sia uomo sia donna: l'opera è un inno alla vita"

In scena il protagonista di Virginia Woolf vissuto 400 anni che sceglie il femminile. Parla Anna Della Rosa

"Interpreto Orlando e divento sia uomo sia donna: l'opera è un inno alla vita"
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Il Piccolo Teatro ospita fino a domenica la versione teatrale di Orlando, romanzo di Virginia Woolf, per la regia di Andrea De Rosa e la riscrittura drammaturgica di Fabrizio Sinisi. Unica attrice in scena, Anna Della Rosa, milanese, una laurea in lettere e un diploma alla Paolo Grassi dove si specializza con Luca Ronconi e Massimo Castri.

La prima reazione quando le è stato proposto Orlando?

"Felicità. Adoravo quel romanzo, lo avevo appena riletto dopo 10 anni e avevo ben chiara l'impressione che mi era rimasta. Una scrittura ricca e gioiosa. Dall'entusiasmo iniziale poi sono passata a studiare e a provare. Sono in scena da sola, ma ci sono suoni, luci, scenografia che mi permettono di cavalcare questo testo. Una vitalità e una gioia che si trasmettono al pubblico di cui sono molto grata. Lo spettacolo punta sulla forza della parola. La mia identità passa da uomo a donna solo con piccoli cambiamenti di costume, un cinturone o un cappello. È la parola che cambia il mondo: l'identità passa dal mio atteggiamento: pochi trucchi, tutto lì sotto gli occhi dello spettatore. Si sentono la forza della recitazione e della parola".

Il suo lavoro con Andrea De Rosa e Fabrizio Sinisi: quali libertà vi siete presi?

"Posso parlare per me. Quindi, le posso dire che io vidi il film con Tilda Swinton, di Selly Potter e me ne innamorai, come presumo, tutti coloro che l'hanno visto. Tilda è un'attrice che non spetta a me dire meravigliosa. E come conteneva in sé il maschile, il femminile, il gioco e la malinconia, la seduzione e la tenerezza e la fragilità. È stata un'ispirazione. Poi Andrea ha avuto l'idea di connettere il romanzo alla relazione epistolare e amorosa tra la Woolf e la West. Nell'elaborazione del testo sono stata coinvolta: come succede per chi frequenta l'arte, quindi anche per un attore, la vita e l'amore passano anche attraverso l'immaginazione e la condivisione di un mondo che non è quello reale".

Qual è l'aspetto più coinvolgente: Orlando che parte uomo e si trasforma in donna o il fatto che la sua vita attraversi tutte le epoche?

"Questi due elementi originalissimi e molto presenti generano tanta energia. Per un attore e per uno spettatore. Per Virginia Woolf scrivere è un atto di sopravvivenza e di felicità, che la salva: è un testo pieno di vita, di amore, proprio come se fosse un inno alla vita e all'arte e alla capacità dell'arte di creare, di donare".

C'è bisogno di questo oggi?

"Virginia Woolf crea una storia piena di umanità, un inno alla femminilità. Certamente ci racconta di un uomo che diventa una donna attraverso i secoli, ma ancora di più come racconta molto bene Nadia Fusini che ha curato la traduzione del testo, è innanzitutto un inno alla femminilità, a questa capacità di elasticità, di contemplazione, di amore".

Parliamo di Milano, la sua città

"Vivo a Milano salvo quando sono in tournèe. Quando ritorno provo l'affetto che si prova dopo essere stati lontani da una persona cara.

È una città che vediamo trasformata ma ho la fortuna di avere un pubblico, quello milanese, che è il migliore d'Italia ed è anche molto generoso, si lascia coinvolgere. Milano è una città che mi ha dato tanto, è ricca di teatri e il Piccolo è veramente il cuore del teatro italiano".

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