nostro inviato a Sanremo
L'anno scorso, proprio qui all'Ariston, il pubblico in sala ha fischiato l'esclusione di Achille Lauro dalla cinquina di finalisti. Però, come spesso accade, le classifiche, le radio e lo streaming hanno detto il contrario e Incoscienti giovani è diventato uno dei pezzi più popolari del 2025. Insomma periodo d'oro per Lauro De Marinis in arte Achille Lauro, trentasei anni da compiere, probabilmente uno dei più creativi in circolazione. Ieri sera, chez Carlo Conti, ha fatto da co-conduttore con Laura Pausini, calandosi praticamente nell'unico ruolo che non aveva ancora rivestito, quello di presentatore del tipo "dirige l'orchestra il maestro...". Dopotutto gli piacciono le sfide e gli piace lanciarle proprio a Sanremo: "Qui mi sento a casa, anche con Carlo c'è stata da sempre una grande sintonia da quando l'ho conosciuto. Però ci vengo talmente tanto spesso che mi banneranno dall'Ariston".
Ieri sera ha cantato Perdutamente dedicandolo alle vittime di Crans Montana. Come ha detto Conti: "Quando abbiamo visto quella mamma cantare il brano di Lauro davanti alla bara del figlio, ci siamo detti: dobbiamo cambiare, fare quella canzone lì, e Achille ha accettato".
"Una emozione grande".
Poi ha intonato 16 marzo con Laura Pausini. La vorrebbe ospite anche a qualche concerto del suo tour nei palazzetti che è già tutto esaurito (parte il 4 marzo)?
"Me lo auguro, anzi la invito ufficialmente adesso. Ho molti concerti, anche a Milano, da qui a giugno, sicuramente Laura potrebbe essere mia ospite, al netto dei suoi impegni in giro per il mondo".
Lauro, non a caso a giugno inizia anche il suo giro di show negli stadi. Quanto conta essere stato così tante volte a Sanremo per raggiungere un risultato del genere?
"Per me è stato importantissimo avere una platea di 10 o 15 milioni di telespettatori. Devo tanto al Festival e alle persone che mi hanno permesso di entrare un po' così... a gamba tesa".
Anche con una tutina piuttosto aderente.
"Dice che non sono un tipo sobrio?" (sorride - ndr)
Si è appena esibito alla cerimonia conclusiva delle Olimpiadi a Verona. Le dispiace di non essere stato invitato a quella di apertura?
"In realtà io sono nato a Verona e per me è stato un onore grande anche per questo. Prima ho fatto anche il tedoforo e, lo ammetto, portare la fiamma olimpica mi ha reso orgoglioso".
Conti dice che è felicemente sposato. Lei?
"Io sono felicemente single".
Ha appena lanciato la "Fondazione Madre" sulle fragilità giovanili.
"Conosco bene quelle problematiche, conosco gli ambienti difficili, i disturbi, le fragilità, le dipendenze. Ognuno di noi deve ricordarsi che c'è anche tanta gente che ha bisogno di aiuto".
Ha un po' questa vocazione.
"Anche ai ragazzi che sono qui al Festival mi sono sentito di dare qualche consiglio. C'è una frase che ripeto spesso e che mi piace molto: il fallimento è parte del successo".
Le piacerebbe portare la sua musica all'estero?
"Sì, ma non solo per gli italiani all'estero. Vorrei lavorare per esportare le mie canzoni fuori dall'Italia quanto ho lavorato per farle conoscere in Italia".
Intanto potrebbe fare il direttore artistico del Festival?
"Per ora non ci penso. Ma in futuro sarebbe sicuramente un grande sogno".