«Io che difendo mio figlio malato anche dal male della burocrazia»

«Io che difendo mio figlio malato anche dal male della burocrazia»

Sembra impossibile, ma c’è qualcosa di peggio per una famiglia che cadere nel tunnel della malattia mentale. È avere a che fare con la burocrazia malata e insensata. Succede a Genova (ma chissà anche in quanti altri posti) che un padre alle prese con un figlio autistico di 26 anni si veda chiamato a dover documentare continuamente la malattia del giovane. E non con certificati medici, ma con visite periodiche al ragazzo che per la natura della sua condizione vive malissimo l’incontro con gli estranei, tanto da dover essere sedato per il pericolo di crisi epilettiche.
«È un’odissea, le visite di controllo per le invalidità civili sono una violenza inaudita per mio figlio, violenza che solo chi non conosce la condizione di chi soffre di autismo può ignorare - si sfoga il papà Belisario Sabatino, che insieme con la moglie e un altro figlio poco più che adolescente si prende cura di lui - Mio figlio è seguito dal centro “Falchetti” dall’Anffas di Mignanego, dove sta ogni giorno fino alle 15.30, inoltre è seguito dal giudice tutelare presso Palazzo di Giustizia di Genova perché maggiorenne, dall’Ufficio Igiene Mentale del distratte Asl di Bolzaneto. Insomma credo che basti e avanzi chiedere a questi uffici quale sia la condizione di mio figlio senza che gli uffici della previdenza sociale debbano vederlo nella loro sede a tutti i costi».
L’ultima, ennesima, visita il ragazzo avrebbe dovuto «subirla» l’11 settembre scorso, all’Inps. Ma questa volta il papà ha detto no. «Mio figlio fu valutato dalla commissione militare nel 1985, dall’ex Usl di Genova nel 1992 e dalla Asl nel 2003 - spiega il padre - tutto questo è avvenuto perché passando le competenze dai vari uffici che si sono succeduti nel tempo, ogni volta è stato ritenuto necessario rivedere ogni posizione».
Ma l’amarezza della famiglia del giovane, provata da anni di difficoltà quotidiane, è legata all’evidenza della disparità di trattamento tra malati stessi. Senza contare che, in tema di invalidità c’è chi bluffa. «Quando sentiamo dire che ci sono ciechi che guidano il motorino ci scandalizziamo, eppure succede - spiega il signor Sabatino - Qui invece il problema esiste davvero e nessuno capisce». Questa volta però la famiglia Sabatino si è ribellata e non ha portato il figlio alla visita dell’Inps. «Mio figlio diventa difficile da gestire se esce dal suo ambiente, ma il 118 non lo può portare perché essendo malato di mente servirebbero per legge quattro infermieri per accompagnarlo - spiega il papà - Intanto noi sulla carta dovremmo avere il supporto di uno psichiatra che dovrebbe venire ogni tanto a casa ma non viene e anche gli assistenti sociali non si vedono mai». Ciò che la famiglia fa per il ragazzo lo fa spesso a proprie spese e con le proprie forze, come tutti coloro che si trovano in questa situazione di disagio. Ma questa volta una piccola vittoria, su una questione di principio, Belisario Sabatino l’ha ottenuta. «L’Inps mi ha scritto scusandosi per averci chiamato», dice. E prosegue pensando a «chissà quanti altri come noi, che non si sono ribellati, hanno dovuto subire queste umiliazioni, violenze per i figli in queste condizioni».
Una forte presa di posizione è arrivata dalla politica. Aldo Praticò, vicecapogruppo comunale del Pdl, ha seguito passo passo questa vicenda e vuol vederci chiaro. «È inaudito che avvengano queste cose - tuona Praticò - non si può accettare che la burocrazia funzioni così male. Anche facilitare la vita di queste famiglie è un modo per aiutarle».