Iran, arrestato il regista che non ci sta

Il regime iraniano se la prende con Jafar Panahi, regista di fama internazionale, reo di voler girare un film sull'ondata di proteste antigovernative degli ultimi mesi. Agenti in borghese hanno fatto irruzione nella sua abitazione verso le 10 di lunedì sera, mentre Panahi intratteneva una quindicina di ospiti, soprattutto registi e attori. Lo ha raccontato il figlio del regista, Panahi, risparmiato dalla retata. Il padre, la madre e una sorella sono stati arrestati. Oltre a gran parte della famiglia Panahi sono finiti in manette i registi Mohammad Rasulov, Mahnaz Mohammadi, Rokhsareh Ghaem-Maghami e il cineoperatore Ebrahim Ghafari. Gli sgherri della sicurezza hanno perquisito la casa e portato via computer e altro materiale del regista pluripremiato in Europa.
Secondo fonti anonime del ministero dell'Intelligence, citate dal sito web d'opposizione Peykeiran, il cineasta è stato arrestato perché stava realizzando un film-documentario sull'ondata di proteste scoppiate nel giugno scorso dopo la discussa elezione del presidente Mahmud Ahmadinejad. A Panahi non erano state concesse le autorizzazioni per girare a Teheran le scene del suo nuovo film. Così è finito in galera.
Il procuratore della capitale, Abbas Jafari Dolatabadi, giura che «l'arresto di Panahi non è motivato politicamente». Secondo il braccio giudiziario del regime sarebbe «sospettato di altri reati», che non vengono specificati.
Il regista non ha mai fatto mistero di appoggiare il leader dell'opposizione Mir Hossein Moussavi, nemico numero uno del regime. La scorsa estate Panahi era stato fermato dalla polizia, con moglie e figlia, per aver partecipato alla commemorazione di Neda Agha-Soltan. Le immagini della giovanissima Neda agonizzante, dopo essere stata colpita a morte durante un manifestazione dell'opposizione, avevano fatto il giro del mondo.
Al regista era stato proibito lasciare il Paese dopo che in settembre, al festival del cinema di Montreal, aveva dimostrato un chiaro appoggio all'Onda verde, il movimento di protesta contro Ahmadinejad. Per lui festival di Mumbai, il mese dopo e quello di Berlino. Proprio nella capitale tedesca era stato premiato con l'Orso d'argento per «Offside», pellicola del 2006. Il film racconta la storia di alcune giocatrici di calcio femminile che vengono arrestate perché cercano di assistere a una partita per la qualificazione alla coppa del mondo dell'Iran. Nel Paese degli ayatollah le donne non possono fare il tifo per avvenimenti sportivi maschili. A Venezia, nel 2000, Panahi aveva ricevuto il Leone d'oro con «Il cerchio», un altro film dedicato alla condizione delle donne iraniane.
«L'arresto del regista conferma che il regime ha imboccato la strada della repressione più brutale nei confronti di ogni espressione di libertà da parte dei giovani, delle donne e degli uomini di cultura» ha dichiarato ieri il ministro per i beni culturali Sandro Bondi. Il rappresentante del governo italiano ha chiesto «a tutti i Paesi democratici un sostegno e una solidarietà attiva e costante per far prevalere la richiesta di libertà e di democrazia che sale sempre di più dalla società iraniana». Bondi ha annunciato la sospensione della collaborazione culturale con Teheran fino a quando non sarà liberato Panahi.
Non solo i registi famosi vanno in galera. Nel mirino della repressione finiscono anche i cristiani. Due esponenti di spicco della comunità cristiana della città di Isfahan sono stati arrestati tre giorni fa. La notizia è trapelata solo ieri sul sito dell'opposizione Iranpressnews. Le forze di sicurezza hanno portato via Hamid Shafihi e Reihane Azajeri, una coppia di cristiani. La loro colpa è ospitare in casa riunioni di preghiera. L'Iran riconosce ufficialmente le comunità cristiane e alcuni rappresentanti sono eletti in Parlamento, ma negli ultimi mesi è partito un giro di vite. Decine di cristiani sono stati arrestati o minacciati in concomitanza con le manifestazioni dell'opposizione. A Mashad, vicino al confine con l'Afghanistan, la cristiana Hamideh Najafi è stato costretta a sottoscrivere una confessione in cui ammette di «essere psicologicamente e mentalmente disturbata». L'avrebbero convinta con la minaccia di pestare a sangue il marito portandoglielo di fronte bendato e legato. A fine dicembre, durante le festività natalizie, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in due comunità cristiane familiari nella zona di Teheran arrestando 4 persone. A Shiraz altri 8 cristiani sono finiti sotto interrogatorio e poi rilasciati. Il pastore Yousef Nadarkhani, di una chiesa evangelica, è in carcere dal 13 ottobre.
I cristiani in Iran sono circa 150mila e i sistemi di pressione assumono forme diverse. In molti casi ai credenti nella fede di Cristo non vengono rinnovate licenze, patenti di guida e permessi di vario genere necessari per il lavoro.
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