Jerzy Skolimowski, il regista ultra premiato che dirige da maestro

Stasera è ospite d'onore al film festival "BAFf". "Brava Rohrwacher. Ora lavoro con Polanski"

Jerzy Skolimowski, il regista ultra premiato che dirige da maestro

«Il cinema è la vita a 24 fotogrammi al secondo». Inizia così, parafrasando la celebre frase di Jean-Luc Godard l'incontro con uno dei maggiori registi del cinema mondiale, il polacco Jerzy Skolimowski ospite d'onore, stasera a Busto Arsizio, della 21esima edizione del BAFf, il film Festival diretto da Steve Della Casa e da Paola Poli e che durerà fino al 21 aprile.

Skolimowski, 85 anni il prossimo 5 maggio, nato a ódz dove ha studiato alla scuola di cinema con Roman Polanski con cui scrisse il suo esordio, Il coltello nell'acqua, è in una nuova e sorprendente giovinezza artistica, ricominciata nel 2010 con il bellissimo Essential Killing, interpretato dall'attore irregolare Vincent Gallo, sui metodi poco ortodossi della Cia nei confronti di un combattente mediorientale, seguito da 11 minutes, incredibile caleidoscopio di storie incrociate ognuna delle quali si svolge tra le 17 e le 17,11 di un giorno qualunque a Varsavia. Due film scritti con la giovane terza moglie, Ewa Piaskowska, proprio come la sua ultima opera finita nella cinquina degli Oscar per il miglior film internazionale. Anche se non ha vinto (ma al festival di Cannes ha ottenuto il Gran premio della giuria), EO è uno straordinario remake, particolarmente inventivo, del mitico originale di Robert Bresson, Au hasard Balthazar, sulle vicende molto umane di un asino (ecco il titolo onomatopeico) in un viaggio picaresco che, da un circo in Polonia, lo porterà giù giù fino in Italia.

Skolimowski, proprio come quell'asino, è un autore vagabondo e dell'esilio, «attenzionato» dal Partito Comunista polacco di Gomulka fin dal suo esordio del 1964, con Rysopis - Segni particolari nessuno, e poi con quello immediatamente successivo Mani in alto (uscito solo nel 1981): «Sono stato espulso dal mio paese perché prendevo una posizione politica troppo forte, non credevo che la Polonia si stesse rendendo indipendente dal Grande Fratello ai nostri confini che in realtà ci stava pure facendo il lavaggio del cervello» annota con perfida ironia il regista che a cinque anni ha perso il padre, militante nei gruppi di resistenza antinazista durante l'occupazione tedesca della Polonia, catturato e ucciso nel 1943.

Skolimowski nella sua lunga carriera premiata a Venezia nel 2016 con un Leone d'Oro, non ha disdegnato di fare anche parti come attore. È il caso del suo curioso cameo nel primo blockbuster The Avengers della Marvel dove era un colonnello del Kgb russo che interrogava la Vedova nera interpretata da Scarlett Johansson: «Lei non ci crederà ma la grande sorpresa è stata leggere il mio contratto in cui c'erano 45 pagine incentrate sul rapporto che dovevo intrattenere con l'attrice Scarlett Johansson. C'erano scritte le parole che non avrei dovuto utilizzare, come honey o sweet darling, e la lista continuava a lungo».

Skolimowski ha parole di grande stima verso la nostra Alice Rohrwacher di cui ha molto apprezzato Lazzaro felice mentre rilegge la sua di carriera senza farsi sconti: «Alcune mie esperienze con il cinema italiano non sono andate bene. Ho litigato con il produttore Angelo Rizzoli che voleva impormi un'attrice per il film Acque di primavera mentre, appena cacciato dalla Polonia, mi è stato proposto Le avventure di Gerard dai racconti di Arthur Conan Doyle. C'erano centinaia di comparse, grandi star, tra cui Claudia Cardinale all'apice della sua carriera. È stato un grande privilegio lavorare con lei ma io ho rovinato il film, non sapevo muovermi in quella macchina produttiva infernale».

Oggi invece non ha nessun timore a tornare a lavorare con l'amico Roman Polanski ritenuto persona non grata per via delle sue note vicende giudiziarie: «Spero che non ci sia alcuna censura verso il film

di Roman. Per me il giudizio deve essere scisso tra l'individuo e l'artista», dice il regista che ha collaborato alla sceneggiatura dell'ultimo lavoro ancora inedito di Polanski, The Palace, prodotto da Luca Barbareschi.

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