Nel buio umido del Parco della Resistenza, tra via Tabacchi e le luci fioche del Ticinese, un ragazzo di 23 anni ha deciso che la notte di martedì 17 febbraio poteva essere la sua personale sceneggiatura da film. Maschera da Joker sul viso non quella grottesca di Joaquin Phoenix, ma abbastanza realistica da gelare il sangue spranga di ferro infilata nei pantaloni, coltello a serramanico da 16 centimetri (otto di lama affilata), accendino e bomboletta di deodorante trasformata in improvvisato lanciafiamme. Un arsenale da incubo metropolitano, pronto per due colpi in rapida successione.
Tutto inizia poco dopo le 22. Un ventenne italiano cammina tranquillo nel giardinetto. Arriva lui: "Dammi i soldi", ringhia da sotto la maschera. Il ragazzo dice no. Parte la spranga, un colpo secco sulle mani. Il telefono finisce in tasca al bandito mascherato. La vittima chiama il 112, voce tremante: "Un uomo con la maschera di Joker mi ha rapinato".
Pochi minuti dopo, stesso copione, stessa area verde. Tocca a un diciannovenne: minaccia, fiammata spray+accendino per terrorizzare, poisprangata alla mano. Ma stavolta il ragazzo si divincola, scappa, urla. Altra chiamata al 112. La volante del commissariato Ticinese è già lì, pattuglia che gira a vuoto nel quartiere. Gli agenti intercettano il sospetto ancora seduto su una panchina, come se niente fosse, maschera ancora in faccia, refurtiva addosso.
Perquisizione lampo: spranga nascosta nei pantaloni, coltello, accendino, deodorante, cellulare appena rubato. Il 23enne italiano, incensurato fino a martedì sera, non oppone resistenza e finisce in manette per rapina aggravata, tentata rapina aggravata, porto abusivo di armi. Ora è a San Vittore, in attesa di convalida. Non era un serial killer da fumetto, né un clown anarchico alla Heath Ledger. Solo un ragazzo qualunque, forse ubriaco di rabbia o di birra, che ha scelto il Ticinese zona di movida, aperitivi e turisti per vestire i panni del cattivo più iconico del cinema. Due vittime in mezz'ora, colpi goffi ma violenti, un'improvvisazione da film di serie B finita male. Nessun monologo sul caos della società, nessuna risata isterica registrata: solo sprangate e un getto di fuoco spray per spaventare.
Gli investigatori del commissariato Ticinese, coordinati dal dirigente Alessandro Chiesa, hanno chiuso il caso in meno di un'ora. Nessuna indagine lunga, nessun pedinamento: una segnalazione, un intervento rapido, un arresto pulito. Il quartiere respira, le panchine del parco tornano silenziose. Ma resta la domanda, banale e inquietante: perché un 23enne incensurato decide di uscire di casa con la maschera di Joker e una spranga? Non c'è risposta, per ora. Solo il sollievo di chi, martedì sera, ha evitato di peggio.
La cronaca milanese, quella
vera, non ha bisogno di supereroi. Ha solo bisogno di volanti pronte e di un parco che torni a essere un parco. Il Joker del Ticinese è caduto. Senza applausi, senza titoli di coda. Solo manette e un verbale da compilare.