Juve fermata dal Siena Milan, diavolo d'un Ibra Inter, tracollo a Roma

Un rigore negato scatena i bianconeri, Marotta: "Vogliamo rispetto". Ibrahimovic, diavolo in corpo: schiaffo ad Aronica e al Milan. La Roma stronca l'Inter. Udinese: stop a Firenze

Juve fermata dal Siena Milan, diavolo d'un Ibra Inter, tracollo a Roma

Torino - Inutile girarci intorno: la Juventus perde un'occasione clamorosa per andare davveroinfugaecomunqueperfarevenire un sicuro mal di pancia al Milan campione in carica. Però, al di là del rigore reclamato nel finale per un tiro cross di Chiellini devia­to con un braccio da Vergassola («non pote­vo toglierlo, era vicino al corpo»), non è sta­to uno scandalo che Juve- Siena sia finita in pareggio. Brava la squadra di Sannino, or­ganizzata e mai in preda al panico dal pri­mo all’ultimo minuto di gioco: meno brava la Signora, che ci ha messo un tempo per carburare e che ha avuto un attacco spunta­to a essere buoni. In sostanza: Matri non l’ha mai vista, Vucinic ha sciorinato il peg­gio della propria indolenza, Borriello dà an­cora l’impressione di non essere fisicamen­te al top e Quagliarella ha avuto solo un quartod’ora per incidere.

Con le polveri ba­gnate di chi stava là davanti, anche il fosfo­ro di Pirlo ha così potuto incidere relativa­m­ente e infatti a un certo punto l’ex milani­sta ha provato a fare da solo: Pegolo però è stato attento su una sua punizione e su un paio di conclusioni tentate da fuori area da parte dello stesso numero 21 e di Vidal. Ri­sultato: la porta senese è rimasta imbattuta e anzi nel finale - dopo il possibile rigore che Peruzzo non ha fischiato - sono stati proprio gli ospiti a sfiorare la clamorosa im­presa. Buon per la Juve che prima Gonza­lez e poi Gazzi abbiano gestito malamente due palloni che avrebbero potuto termina­re con relativa facilità alle spalle di Buffon. Per la Juve, insomma, si è trattato di un pas­so indietro abbastanza marcato rispetto a quanto mostrato finora: non il miglior mo­doperiniziar­eilfamosociclodicinquepar­tite in tredici giorni che tanto preoccupava Conte. Mercoledì sarà la volta della Coppa Italia,a San Siro contro il Milan nell’andata di semifinale: dovesse andare male, la Juve si troverebbe per la prima volta in stagione ad affrontare un momento no. Discorsi e scenari che verranno.

Intanto, mentre Conte prende alla larga la (non) de­cisioneincriminata( «nonvogliocommen­tare i singoli episodi, sarebbe riduttivo. Mi fa riflettere che in ventuno giornate, e da pri­mi in classifica, abbiamo avutounsolorigo­­re a favore e tre contro: però, in generale, Pe­ruzzo ha fatto bene »), è Marotta ad andarci giùpesante: «Il rigore a nostro favore era sa­crosanto. In maniera molto civile, è dovero­so da pa­rte nostra sottolineare una direzio­ne arbitrale palesemente insufficiente. Sto­ricamente, la squadra capolista viene arbi­trata da un internazionale: invece alla Juve non capita e non è la prima volta. Si vede che vogliono far fare palestra ai più giovani, manoiquestononlopossiamoaccettarevi­sto quello che c’è in palio». Avanti, ancora: «Il direttore di gara ha detto ai nostri gioca­tori di non avere visto il mani di Vergassola, perché probabilmente il suo sguardo era già rivolto verso il centro dell’area.È un er­rore di inesperienza e non di malafede, ci mancherebbe altro. Probabilmente avreb­be anche potuto essere aiutato dal quarto uomo, fatto sta che noi non abbiamo avuto quello che ci sarebbe spettato». «Siamo una capolista anomala- aggiunge Buffon­ con un solo rigore a favore dopo oltre metà campionato.

Per di più, dopo che ci viene chiesta collaborazione in campo, non ci si fida di quanto detto: sul tiro di Gazzi io non ho toccato il pallone e l’ho detto a Peruzzo, eppure il Siena ha avuto lo stesso assegnato il calcio d’angolo. Contro l’Udinese, però, ero stato io stesso ad ammettere di avere de­viato una conclusione nonostante l’arbitro non se ne fosse accorto: due pesi e due misu­re ». Juve all’arrabbiata, insomma.

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