La Kostner è tornata d’oro, col solito vizietto

Doveva vincere. E ha vinto. Alla faccia della pressione, che stavolta non le ha giocato brutti scherzi. È caduta, come spesso nelle sue evoluzioni sul ghiaccio, ma si è rialzata e ha continuato a pattinare come un angelo, sicura, sorridente, non attanagliata dalle paure che ultimamente le avevano tarpato le ali, fino a mettere in dubbio la sua qualificazione per l'Olimpiade.
Carolina Kostner ieri a Tallinn ha dimostrato di essere una vera campionessa, perché all'ora X, con tutti gli occhi puntati addosso, non ha tremato. Dopo il programma corto quasi perfetto che l'aveva messa al comando della gara si è confermata la numero uno europea come nel 2007 e nel 2008, nonostante l'errore ad uno dei salti tripli del suo programma libero. Le altre, le rivali finlandesi e la russa Leonova, favorita alla vigilia, hanno sbagliato più di lei, il ghiaccio della capitale estone ieri sembrava stregato, quasi nessuna delle più forti lo ha domato senza errori. Anche Valentina Marchei, che con Carolina si giocava la qualificazione olimpica, non è riuscita ad evitare la caduta e ha chiuso ottava. La grande rivalità creata a tavolino si è così smontata come la panna lasciata fuori dal frigo, onore a Valentina che ha dato il suo massimo, ma ancora più onore e grande rispetto per Carolina, finalmente ripagata dalle sue scelte coraggiose, prima fra tutte il trasferimento a Los Angeles per pattinare con il maestro americano Franck Carroll. Una scelta giudicata inopportuna alla vigilia dell'Olimpiade, visto come stavano andando le cose in quest'inizio di stagione, quando aveva persino perso il titolo italiano, vinto dalla Marchei. Ma Carolina, gardenese tosta e grande lavoratrice, non ha mollato, «perché è proprio quando si tocca il fondo che si deve lottare per tornare a galla, l'ho fatto e questa vittoria è una liberazione».
La Kostner ieri ha conquistato giudici e pubblico, per lei a fine gara è partita una «ola» che ha coinvolto tutto lo stadio e l'ha commossa. Magari pensando a una sua piccola, sfortunata, amica. Lo ha detto alla fine: «Dedico la medaglia a Gloria: non ce l’ha fatta contro il cancro».
Era da tanto che la ventiduenne di Ortisei non sorrideva serenamente, l'ultimo anno era in effetti stato difficile, i dubbi su di lei si erano moltiplicati dopo il fallimento ai Mondiali 2009, un 12° posto che l'aveva spinta a cambiare molte cose, fra cui l'allenatore. Ma tutto è stato cancellato dopo il programma corto di venerdì, il primo chiuso senza errori da tempo, che le ha dato la sicurezza della qualifica per Vancouver. Che per lei, a dire il vero, non era mai stata un problema, il suo staff era infatti stato bravo a tranquillizzarla, non facendo trasparire preoccupazione per una sfida interna che forse non aveva senso, vista la differente caratura a livello internazionale della Kostner e della Marchei, bravissima e in costante progresso, ma mai da podio in una grande manifestazione mondiale. Purtroppo per lei, in uno sport deciso dai giudici, nome e palmares contano tanto, tantissimo.
È cresciuta Carolina? È cambiata? Sicuramente è più sicura di sé, e lo ha dimostrato al momento giusto. Autonoma e indipendente lo è sempre stata, dal giorno in cui, adolescente, lasciò casa e famiglia per trasferirsi in Germania da sola per pattinare e studiare e inseguire un sogno. Ma se prima era una bambina sperduta in un mondo più grande di lei ora, con il salto oltre oceano, la nuova vita e il fidanzamento paparazzato con il campione olimpico di marcia Alex Schwazer, è davvero un'altra. Più donna, di nuovo vincente.
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