L’acqua scura di quella casa non impressiona nessuno

Prendere il brasiliano Walter Salles, che ha dato il meglio nel genere patetico (Central do Brasil) e fargli ricalcare un horror del giapponese Hideo Nakata sullo sfondo di New York è indice di globalizzazione più che d’intelligenza. Perciò Dark Water («Acqua scura») si trascina - nonostante gli interpreti (Jennifer Connelly, John C. Reilly, Pete Postlethwaite, Tim Roth, Dougray Scott) - fra il già visto e il prevedibile. Il dramma della madre separata, insidiata da una macchia sul soffitto, oltre che da un marito revanscista, coinvolge soprattutto gli idraulici. Il condominio bisognoso di ristrutturazione è stato troppe volte teatro di un incubo, per non parlare di una bambina viva (Ariel Gade) che una bambina morta vuol invasare/sostituire. Frutto della depressione che ha colpito Tokyo, certo cinema economico fa a Hollwyood l’effetto che a Parigi fece il neorealismo, ribattezzato nouvelle vague: induce i produttori a credere di poter spender poco e guadagnar molto, perché si gira tutto in interni, senza effetti speciali che vadano oltre la secchiata d'acqua, mentre una bambina strilla, una mamma piange e la tv s’accende da sola. Ma da soli si chiudono anche gli occhi allo spettatore.

DARK WATER di Walter Salles (Usa, 2005), con Jennifer Connelly, Ariel Gade, 95 minuti

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