L’America processa i petrolieri

Scivola sempre più nel campo della politica la battaglia del petrolio innescata due mesi fa dal disastro nel Golfo del Messico. Mentre Obama e il premier britannico Cameron cercano un compromesso ragionevole per evitare che la catastrofe ecologica causi un inopportuno scontro tra due Paesi storicamente amici, in America è sempre più evidente che una delle conseguenze dell’oil spill sarà la messa in discussione dei privilegi di cui gode l’industria del petrolio. Inoltre, emerge con chiarezza l’imminente scontro aperto tra una sinistra impersonata da Obama e Gore che punta a lanciare la green economy traendo spunto dal disastro della Bp e una destra che intende resistere a questa svolta che denuncia come strumentale e affaristica.
Un chiaro esempio del primo argomento è l’accusa rivolta da alcuni senatori democratici alle diverse compagnie petrolifere che operano nel Golfo del Messico di essere almeno altrettanto impreparate della Bp ad affrontare situazioni di emergenza. Controllando i contenuti dei piani di altri colossi del settore come Exxon Mobil, Chevron, Conoco e Royal Dutch Shell, il senatore californiano Henry Waxman ha denunciato che i loro piani di risposta alle emergenze sembrano copiati da quello della Bp e come quello ha dimostrato che «sono soltanto esercitazioni astratte». Il suo collega del Massachusetts Edward Markey è andato oltre, mettendo in ridicolo piani che parlano della necessità di proteggere i trichechi («che non si vedono nel Golfo da tre milioni di anni») o che invitano in caso di urgente necessità a comporre il numero di telefono dello stesso esperto, che purtroppo è morto da diversi anni.
Insomma, un attacco frontale all’industria del petrolio di mezzo mondo. Che ha provocato le reazioni da orgoglio ferito delle varie imprese petroliere, le quali negano di trovarsi nelle condizioni della British Petroleum. I rappresentanti della Exxon e della Chevron spergiurano ad esempio che mai avrebbero scavato un pozzo come quello esploso negli abissi del Golfo del Messico e che naturalmente avrebbero rispettato le norme di sicurezza e gli standard di qualità dei materiali e dei design impiegati.
Sul piano più squisitamente politico, l’attacco dei senatori democratici ai petrolieri spinge i repubblicani a reagire accusando l’amministrazione Obama di voler sfruttare il clima psicologico suscitato da un disastro ambientale per far passare una legge che limiti le emissioni di gas serra. Joe Burton, deputato del Texas che è al tempo stesso produttore di petrolio e vittima dell’inquinamento nel Golfo, ha affermato che «bisogna concentrarsi sui veri problemi: come ridurre la perdita dalla falla, fornire assistenza agli abitanti della regione inquinata e fare in modo che un disastro come questo non si ripeta mai più. La rabbia e la frustrazione non risolvono i problemi».

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti