L’arcivescovo evoca il Calvario: "Che croce, ma la gente è con me"

Sorride, sudato come sempre e come sempre circondato dall’affetto dei fedeli. Dice di essere «tranquillo». «Chiarirò tutto, parlerò con i magistrati – assicura – e parlerò anche alla mia città. Domani (oggi per chi legge, ndr), domani dirò tutto». Ma ai cronisti che lo incalzano, che gli chiedono quanto pesante sia la croce di un avviso di garanzia per corruzione risponde: «La croce è sempre la croce. Ognuna è diversa dall’altra. La gente però mi è vicina, moltissimo».
Il giorno in cui sulle pagine di tutti i giornali campeggia la notizia dell’avviso di garanzia che lo riguarda, il cardinale Crescenzio Sepe appare tranquillo. La gente gli si stringe intorno, lo saluta, lo incoraggia. In tanti gli offrono solidarietà e vicinanza. La mattina il porporato celebra messa nella chiesa di Sant’Onofrio ai Vecchi e nell’omelia ricorda «il grande Papa Giovanni Paolo II» e la frase con la quale Wojtyla inaugurò il suo lungo pontificato: «Non abbiate paura!». Non ci sono riferimenti diretti alla sua vicenda personale, eppure in alcuni passaggi dell’omelia ai fedeli che gremiscono la chiesa sembra di cogliere un’eco delle notizie del giorno. «Siate fieri e coerenti, fedeli alla vostra identità di cristiani – dice l’arcivescovo – anche nel momento della sofferenza, perché dopo quel calvario ci sarà la luce della resurrezione». Sepe ha ricordato le tante persone perseguitate nel mondo perché seguaci di Cristo: «Quanti martiri torturati ci sono anche oggi, che in nome della verità e in nome di Cristo rimangono fedeli al suo Vangelo, tanti che vengono torturati, umiliati e disprezzati, ma noi che possediamo il Signore, che siamo coerenti con la nostra fede non dobbiamo avere paura, nonostante queste correnti contrarie, nonostante quelli che tentano di mortificare la fede, che tentano di emarginarla, non abbiate paura!». L’arcivescovo di Napoli ha aggiunto: «Tu cristiano, se vuoi essere coerente, devi anche tu accompagnare il Signore per la via della croce». «Chiedete, ma quale croce? Certo quella che è lì ogni giorno. Le malattie, le sofferenze, le incomprensioni, le mancanze, la soppressione dei diritti. La vera croce è la coerenza con l’identità del cristiano». In un passaggio dell’omelia l’arcivescovo di Napoli, mandato nella città partenopea da Papa Ratzinger nel 2006, ha parlato delle «tentazioni» che provano ad allontanare l’uomo dalla fede. Sepe ha quindi ribadito l’importanza di rimanere fedeli «in un clima di materialismo, violenza e sopraffazione». Concetti ripresi nel pomeriggio, durante l’omelia della seconda messa della giornata, celebrata nella chiesa di San Lorenzo, per la comunità di Sant’Egidio. Sepe ha ricordato il sacrificio di monsignor Luigi Padovese: «Mi è di esempio, è di esempio alla fedeltà, alla vita tutta intera». Ha citato ancora «la croce, quella che ti mettono addosso», ricordando che «il clima di oggi è così ostile che rende difficile restare fedeli a Cristo». Il cardinale ha quindi aggiunto che bisogna «resistere alle tentazioni del potere, dentro e fuori la Chiesa».
AnTor

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