L’ex ministro contro la moglie: lite in casa Scajola

Roma«Tra moglie e marito non mettere il dito» è un detto saggio perché quando accade, di norma, sono guai. Se poi il dito è quello di un cronista di Repubblica che intercetta la moglie di Claudio Scajola, Maria Teresa Verda (nella foto sotto, i due), la questione diventa delicata come una ceramica di Capodimonte. In ballo c’è l’intricata vicenda dell’ex ministro dello Sviluppo economico, dimessosi perché travolto dal sospetto di aver acquistato casa con vista Colosseo con denari provenienti dalla «cricca».
Sul sagrato della chiesa di Imperia la consorte di Scajola parla al giornalista che annota tutto. Ne esce un’intervista bomba, dal sapore vagamente intimidatorio, pseudo-smentita soltanto nella tarda mattinata di ieri dall’ex ministro: «Non condivido il contenuto dell’articolo», dice il politico ligure a mezzo agenzie di stampa. Cosa afferma la signora a Repubblica? «La posizione di mio marito è quella di un granello - dice -. Un granello rispetto a una tempesta di sabbia». Di più. Alla domanda sul perché Scajola non sia ancora andato in Procura a Perugia a testimoniare, la moglie è netta: «Se non parla ancora è per non creare problemi a persone molto più coinvolte di lui in questa vicenda». Della serie: attenti, che se racconta tutto... Chi ha orecchie per intendere, intenda. E ancora: «Tutte le volte che sale in alto, ma veramente in alto, succede qualcosa. Sembra quasi che qualcuno gli voglia male. Qualcuno che lo invidia. Ma attenzione - si fa minacciosa la signora -. Perché mio marito è uno capace, uno tosto. Che non molla mai. Lo vedrete anche questa volta».
Tante le frasi dette dalla moglie dell’ex ministro, di certo amareggiata che il marito sia stato scaricato da molti. «Berlusconi ha preso le distanze? E che poteva fare? Berlusconi vuole bene a mio marito. Lo ha sempre stimato e continua a farlo». Nelle parole della signora Scajola c’è rabbia, ma anche il timore che il marito possa rappresentare una sorta di parafulmine della tempesta di malcostume in atto. Nell’intervista trasuda la tesi del complotto. Scajola fatto fuori politicamente perché pedina di un gioco più grande di lui: «Gli amici? Sanno che Claudio era a capo di un ministero importante, che trattava temi molto delicati», dice la signora. La quale non manca di lanciare - come detto - messaggi tra il sibillino e il sinistro: «Se non parla ancora è per non creare problemi a persone molto più coinvolte di lui». E quindi, termina l’intervista, «la verità su tutta la vicenda è un’altra. E la scopriremo presto».
Una chiacchierata piena di chiaroscuri, di ombre, di messaggi più o meno criptici che ha fatto trasalire non pochi nel Palazzo. Chi non è dato sapere, ma la sensazione che siano in tanti a rischiare di rimanere impigliati nei tentacoli della cosiddetta «cricca» è forte. D’altronde la rete Balducci pescava affari a strascico, trasversalmente, oltrepassando il Tevere e ministeri e governi di ogni colore. Cosa sa Scajola? Probabilmente ieri hanno tremato in tanti. Per ore. Dall’apertura delle edicole a mezzogiorno inoltrato, quando il ministro ha diramato alle agenzie di stampa una nota per precisare, più che negare in toto, il pensiero della moglie: «In relazione all’articolo apparso oggi (ieri per chi legge, ndr) su La Repubblica e riportante un’intervista asseritamente resa da mia moglie, preciso di non condividerne il contenuto». E ancora: «In particolare, non è assolutamente conforme al vero la circostanza che io abbia deciso di non presentarmi dinanzi ai pubblici ministeri di Perugia per non “creare problemi ai veri colpevoli” o a “persone molto più coinvolte di me”». Freno a mano azionato. Poi una sorta di «Cara, stanne fuori...»: «Le uniche persone titolate a rilasciare dichiarazioni in merito alla nota vicenda siamo io e il mio legale. Prego pertanto la stampa - conclude la nota - di non cercare di ottenere dichiarazioni dai miei familiari, i quali stanno vivendo un momento di comprensibile difficoltà di cui si deve avere rispetto».

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