L’idea dei barman: «Un patentino a chi serve i drink»

Ubriachi a 16 anni. Sono tanti, troppi, i ragazzini che cercano solo lo sballo. In discoteca, all’aperitivo, ma anche di pomeriggio al parco. Un fenomeno in crescita preoccupante che ha indotto il Comune a correre ai ripari con l’ordinanza. Ma oltre alle multe bisogna pensare anche ala prevenzione. È questa l’idea di Davide Fattaccio, direttore commerciale di Barmanonline.it che da oltre 15 anni organizza corsi per barman in tutto il nord Italia. «Molti ragazzi vanno nei locali solo con la logica dello sballo, ma esiste anche una cultura del bere bene: è su questa che bisogna puntare. Partiamo da un presupposto: per ogni ubriaco c’è qualcuno che lo ha fatto ubriacare. Noi vorremmo agire sugli addetti ai lavori responsabilizzandoli». Sì, ma come? «Semplice: come già avviene in Canada e in Australia, basterebbe introdurre una sorta di patentino per i barman che oltre alle conoscenze tecniche su come si prepara un drink, attesti che chi ha sostenuto un piccolo esame conosce una serie di regole di comportamento ed è tenuto a rispettarle». Nelle due ex colonie britanniche, infatti, chi non sostiene un corso con relativo esame e attestato, non può passare dall’altra parte del bancone. «Non abbiamo la pretesa di sconfiggere l’alcolismo, spiega Fattaccio, ma è evidente che con un po’ di buon senso e pochi accorgimenti ci potrebbero essere molti ubriachi in meno in giro la sera. A cominciare dalla preparazione dei drink: l’International Bartender Association ha codificato le dosi di distillati e liquori per ogni ricetta, ma molti barman non le seguono per accontentare i clienti che chiedono cocktail più carichi. Rispettando semplicemente le ricette per ogni consumazione ci sarebbe la giusta quantità di alcol e per arrivare al limite bisognerebbe spendere di più». Poi c’è l’aspetto strettamente «deontologico» per cui chi serve un cocktail alcolico senza valutare chi ha davanti, non è un buon barman. «Senza sostituirci ai vigili, prosegue Fattaccio, basterebbe che i barman non dessero da bere a chi è già palesemente alticcio». Ma gli addetti ai lavori cosa ne pensano? Fabio Stefanelli ex barman della discoteca The Club: «È una buona idea ma nella confusione di una discoteca è difficile valutare lo stato alcolico delle persone. Mentre per identificare i minori di 16 anni basterebbe, per esempio, un timbro all’entrata». Secondo Inigo Del Vecchio, barman dello staff Bacardi, «il patentino va benissimo ma dovrebbero prenderlo anche i titolari dei locali perché lavorare in modo coscienzioso, come fanno già molti di noi, ha costi più elevati e potrebbe allontanare alcuni clienti». E poi ci sono le famiglie assenti e in alcuni casi addirittura accondiscendenti. «Una volta un ragazzino mi ha chiesto un “sex on the beach”, racconta Giorgio De Bartolo, barman del Metropolis. Gli ho detto di no e lui è tornato con la madre che l’ha ordinato e girato al figlio. Sono rimasto senza parole».

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