L’Inter già insegue E se adesso Pato diventa un Balotelli...

di Marco Lombardo

Va bene che è un’abitudine, ma mettersi a inseguire già alla prima giornata è un vizio che può diventare insopportabile, soprattutto se alla seconda c’è già il derby. Insomma: parte il campionato e tutto va al contrario, il Milan bollito di precampionato che lampeggia, la Juve che vince ma che subisce il Chievo. E l’Inter formato Armata nerazzurra che si fa fermare in casa dal Bari. Uno a tre, in fatto di punti, e il rischio di trovarsi sabato sera già con l’acqua alla gola.
Sì, è il campionato al contrario, se perfino l’anima nera del calcio che di solito si veste di nerazzurro cambia colore. Genio e sregolatezza, calci e linguacce, affronti e confronti con un verdetto finale sempre certo: colpevole. Eppure ieri non è successo: trovi Balotelli in panchina che quando entra si mette ordinato a disposizione degli schemi per conquistare il cuore di Mourinho. E trovi un Balotelli in campo, ma di sabato sera, con un’altra maglia, così dicono almeno i giocatori del Siena dopo aver rincorso Pato fino agli spogliatoi: «È un grande giocatore ma deve imparare a vivere, a comportarsi da professionista. Faceva i giochetti con la palla, faceva gesti con la mano, ci faceva la linguaccia...». Ma scusate: non era quell’altro? Insomma, parte il campionato e si scopre che Pato diventa Balotelli e allora forse sì che qualcosa è cambiato, certo il Milan, ma soprattutto lui.
Perché Alexandre Rodrigues da Silva detto Pato non è più un semplice paperino. Quando arrivò al Milan si presentò con quella faccia da bambino e subito conquistò le mamme rossonere con quel gesto tenero che segue ogni gol, soprattutto perché alla prima partita ne fece già uno. Pato era quello del cuoricino, aveva 18 anni e lo mandava alla sua fidanzatina Stephany, conosciuta in Brasile dall’Italia in webcam, perché ogni storia tenera moderna passa per la tormenta di internet e spesso diventa realtà. Storie di giovani e belli. Pato era il sogno del calcio pulito e all’Inter, dall’altra parte del calcio, ribattevano che loro il loro Pato ce l’avevano già, Balotelli appunto, non sapendo che l’Italia avrebbe diviso a breve il pallone in due: il bianco e il nero, il buono e il cattivo. Il predestinato e il talento da bruciare.
Poi ecco la nuova stagione e Siena-Milan segna una nuova frontiera: non c’è più Kakà ma c’è sempre Pato, questa volta da leader, questa volta vestito di nuovo. Uno sguardo truce al posto del sorriso spaurito, una barba lunga sopra la faccia d’angelo e quei giochetti nei piedi che agli avversari - certo, di solito quando perdono - danno tanto fastidio. In fondo cos’ha fatto Pato? Forse nulla. Ma lui non è più solo un Papero.
Ecco allora: se Pato diventa Balotelli forse vuol dire che il Milan fa sul serio e che a 20 anni e con una fresca fede nuziale già al dito, Alexandre è pronto a raccogliere il bastone del comando. In fondo basta sentirlo parlare: quando arrivò al Milan - era il gennaio 2008, mica tanto tempo fa - diceva «ho parlato con mio papà, con le persone che mi sono vicine, e ho scelto una grande squadra. Qui ci sono tanti brasiliani, è una casa, ci sono tante persone che mi danno serenità e tranquillità», cioè patria, casa e famiglia, i valori di un bambino educato come si deve. Oggi, cioè giusto prima dell’inizio del campionato, è sempre educato, ma a diventare un grande: «Io dico che vi state sbagliando tutti a non avere fiducia in questa squadra. Voi giudicate ciò che succede in gara, noi sappiamo come lavoriamo in allenamento. Abbiamo qualità e soprattutto voglia di far bene, non ci sentiamo inferiori a nessuno». Già, spietato. E la classifica per ora è con lui, mentre Mourinho, alla ricerca del trequartista perduto, deve poi assistere in tv agli assist di Cassano: sicuro che non servirebbe?
In pratica: dopo la giornata uno la classifica vede Milan e Juve davanti, l’Inter con la lingua un pochino fuori. E se volete aggiungere lo spettacolo di Genoa-Roma, con i giallorossi abbattuti a spallate, o Zenga nerazzurro in testa col Palermo, il gioco è fatto. È successo anche gli ultimi due anni, direte voi: pronti, via e solo un punto per i nerazzurri. Vero. Ma non c’era un derby alla seconda giornata e Balotelli era quello dell’Inter. Non ce n’era insomma un facsimile con la maglia del Milan, cioè quel Pato che a Siena ha candidamente ammesso: «Che cosa ho fatto? Ho fatto una giocata e si sono arrabbiati...». Già, il mondo va alla rovescia. Metti che magari funziona...

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