L’INTERVISTA GUIDO CROSETTO

«Sull’Afghanistan Bossi ha parlato come un buon padre di famiglia. La nostra maggioranza è compatta, sulle missioni estere e su tutto il resto». Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto lascia per qualche istante una riunione fiume con i vertici militari, e a chi paragona il dibattito interno al centrodestra sulle missioni alle divisioni dell’Unione risponde con un sorriso.
«Non c’è paragone. Come ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, le posizioni dei partiti si vedono al momento del voto. E la legge che rifinanzia per 4 mesi le missioni dei nostri militari all’estero è stata votata anche dalla Lega. Quindi...».
Tutto rientrato con il Carroccio?
«Quelle di Bossi (“Io i ragazzi in Afghanistan li porterei a casa tutti”, ndr) sono parole che vengono in mente a tutti, quando uno dei nostri soldati viene ferito o muore. Viviamo a distanza come se fossimo sul campo, ogni giorno che finisce senza problemi per noi è una vittoria».
Ha parlato con i soldati rimasti feriti nell’attentato kamikaze a Farah?
«Sì. E sa che cosa mi hanno detto? “Dovreste vedere come ci accolgono le popolazioni: da amici non da soldati”».
Perché è importante rimanere a Kabul?
«Intanto perché dobbiamo mantenere gli impegni internazionali che abbiamo assunto. Siamo convinti di voler rimanere, e la poca compattezza su questo punto indebolirebbe i nostri soldati. Ma la cosa più importante è che lì difendiamo il nostro Stato, perché vigiliamo laddove si creano le situazioni di insicurezza del mondo».
E perché è importante che ci siano proprio i «nostri» soldati?
«I carabinieri, le Forze armate, hanno un livello di preparazione che tutti ci invidiano, e non è un caso che siano stati gli Stati Uniti a chiedere il nostro intervento. Ma soprattutto c’è un approccio alla missione molto speciale. Essere soldati, innanzitutto, saper reagire alle situazioni di pericolo ma anche dialogare con le popolazioni, aiutarle come una sorta di Protezione civile, e contemporaneamente costruire ponti, strade e ospedali».
Qualcuno dice che il pressing di Bossi su Afghanistan e Mezzogiorno...
«Alt, la interrompo subito. Dobbiamo distinguere le due cose. Bossi non speculerebbe mai sui nostri soldati. Quanto al Sud, è naturale che nel momento in cui c’è una parte del Meridione che batte il pugno, Bossi non possa stare zitto ma sia “obbligato” a parlare di Nord».
Qual è la risposta da dare a chi batte il pugno?
«Una sola. Federalismo. Un federalismo moralizzatore. Perché oggi in Italia chi ha speso peggio i soldi pubblici non è stato mai “politicamente” punito. Anzi. Se le dicessi che un manager Asl, capace di un buco nei conti enorme, è riuscito persino a farsi eleggere assessore alla Sanità, mi crederebbe? Bisogna obbligare gli amministratori pubblici ad un uso responsabile delle risorse, da Napoli a Cuneo».
A proposito di Piemonte, è vero che la Lega vuole scegliere il prossimo governatore?
«È una richiesta legittima. Se Berlusconi scegliesse Roberto Cota (presidente dei deputati leghisti, ndr), lo sosterrei con tutte le mie forze. Ma non le nascondo una cosa: preferirei che il Cavaliere puntasse su di me...».
felice.manti@ilgiornale.it

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