l’intervista Massimo Cellino

Al Cagliari da 20 anni, Massimo Cellino è sempre più arrabbiato, pare un cartone animato. I rossoblù si sono guadagnati in anticipo il diritto al nono campionato di serie A consecutivo, solo da metà anni '60 la striscia fu più lunga (12 stagioni, culminate nell'unico scudetto).
Presidente, è pronto a lasciare via libera alla Juve o vuole fare un piacere a Massimiliano Allegri, il suo tecnico più longevo?
«Sono molto contrariato - risponde l'imprenditore cagliaritano di 57 anni -, perché la Lega neanche ci ha consultati per il posticipo. Ci considera semplici sparring partner, interessano solo le grandi squadre, come se fossimo un inciampo».
Beh, il Cagliari si è salvato con due giornate d'anticipo. Qual è il problema?
«È il principio, le pari opportunità e attenzione. Io sono cocciuto».
Ma lei per chi simpatizza, tra le grandi?
«Sono tifoso di una sola, ho un'unica moglie. Onoro il Cagliari, emblema della mia città, non ho altre simpatie».
Possibile che la lotta per il titolo la lasci totalmente indifferente?
«Provo soltanto spirito di rivalsa per la mortificazione subita in settimana, per questo posticipo senza preavviso. Non mi interessa che lo scudetto vada ad Allegri o a Matri, che lanciammo noi».
Però il conte Max portò i rossoblù al nono posto, miglior piazzamento (eguagliato) della sua gestione.
«Adesso però non è più il mio allenatore, resta l'amarezza per l'umiliazione subita. Noi cosa contiamo? Io soffro tutto l'anno per il Cagliari».
Appunto con Allegri si salvò in notevole anticipo.
«Nelle ultime 15 partite, però conquistammo 5 e 8 punti, con lui; la scorsa stagione 4 (con Donadoni) in 10. Quest'anno siamo a 42 punti, chissà come chiuderemo, certo la permanenza per noi vale sempre lo scudetto. Però fatemi sapere se adesso dobbiamo essere comparse, controfigure di noi stessi. Chiedo un calcio equo e rispettoso, ad esempio che Lecce e Genoa giochino in contemporanea. Ah, dimenticavo, la lotta per la salvezza non interessa a nessuno».
Okay, ma sarà scudetto bianconero?
(silenzio, lungo sospiro) «Non me ne frega. Vorrei che il titolo andasse al Lecce o all'Udinese, hanno offerto il miglior calcio del 2012».
Ma il Cagliari può fermare la squadra di Conte?
«Ci riuscimmo a metà gennaio, 1-1 allo Juventus stadium, nonostante due rigori negati. Avevamo giocato bene, preso un solo punto, senza protestare: se al primo pseudoerrore la grande società terrorizza questi poveri ragazzi che arbitrano, come fanno a dirigere con la testa libera?».
Per le partite in casa del suo Cagliari ha scelto un campo a quasi 1500 chilometri dalla Sardegna...
«Sino a luglio è impossibile giocare al Sant'Elia, un certificato del comune conferma l'inagibilità, non mi sono impuntato io».
E per la prossima stagione?
«Non credo sarà a norma, almeno per l'avvio».
Come procede il licenziamento per giusta causa di mister Davide Ballardini?
«La saluto...».

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