L’INTERVISTA MONSIGNOR ZANI

«La vocazione è l'espressione dell'irresistibile sguardo d'amore di Dio. Il Signore bussa alla porta attraverso esperienze concrete: gli studi, la professione, un viaggio, un incontro, un pellegrinaggio, il dialogo con un sacerdote. Un appello interiore fortissimo al quale non si può non rispondere» spiega Monsignor Vincenzo Zani, sottosegretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica.
Come si capisce la chiamata?
«Ho seguito un medico oncologo e un pianista di fama internazionale, entrambi ordinati sacerdoti a trentacinque anni. Il percorso è delicato e difficile, non si elabora a cuor leggero, li ho aiutati a capire cosa stava succedendo nel loro cuore. La scelta che può apparire improvvisa matura da un germe già presente in età giovanile, che non si sviluppa subito perché non sostenuto da un discernimento corretto, e riappare dopo quindici, vent'anni, più forte di prima».
Oggi è difficile fare il prete...
«Sicuramente, il cammino è più impegnativo ma più stimolante. Nell'attuale società esistono ondate fortissime di problemi e grandi provocazioni. Per un seminarista, considerata la cultura relativistica di questi tempi, è quindi fondamentale una formazione personalizzata. Difficile e indispensabile la missione della Chiesa, che non deve certo preparare eroi, ma ha il compito di educare spiritualmente e intellettualmente una persona a diventare un missionario al servizio del prossimo, un testimone di Dio, un evangelizzatore. E questa, per la Chiesa, la definirei la sfida delle sfide, quella vissuta durante i sei anni di formazione propedeutica, filosofica e teologica del seminarista e l'altra da intraprendere dopo l'ordinazione».
Cosa pensa delle vocazioni adulte?
«Non si può dire che siano più sicure rispetto a quelle dell'età giovanile ma una cosa è certa, sono senz'altro sostenute da una maggiore consapevolezza».
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