L’ira di Formigoni: manovra da cambiare

EQUITÀ «I sacrifici devono essere distribuiti fra tutti, ai ministeri è stata data solo una “pettinata”»

«Siamo in presenza di un padre sciamannato». Roberto Formigoni usa un aggettivo simpatico ma pesantemente critico per parlare del governo e della manovra che toccherà da vicino i conti della Lombardia. La maggiore emergenza riguarda i trasporti pubblici e in particolare i treni, per i quali si parla di un taglio di un terzo delle corse.
A protestare sono anche le farmacie, che chiedono al governatore «di prendere una posizione decisa contro la finanziaria che prevede pesanti tagli alle farmacie e disagi notevoli ai cittadini». L’incontro tra Formigoni e la sezione regionale di Federfarma avverrà in settimana.
Tra i settori critici gli aiuti alle famiglie. «La manovra taglia completamente i fondi destinati alla famiglia, pari a 130 milioni. Non erano tanti, ma vengono completamente spazzati via».
Quanto ai treni, la situazione dipinta è di grave disagio: «La manovra riduce di un terzo il contributo per il trasporto pubblico locale e quindi rischiamo di dover ridurre di un terzo le corse. Noi abbiamo contratti con Trenitalia che, sapendo di questi tagli, probabilmente taglierà un terzo dei treni e magari licenzierà anche un terzo del personale».
Secondo Formigoni, in settori quali il trasporto pubblico locale, la manovra è «a rischio incostituzionalità», perché «la Corte costituzionale ha detto che ci deve essere un collegamento tra le funzioni esercitate e le risorse» e questo collegamento, secondo Formigoni, viene a mancare proprio a causa dei tagli.
La richiesta è di invertire la rotta. «Questa manovra va cambiata. È possibile e doveroso farlo, rispettando i totali ma distribuendo il carico dei sacrifici su tutti» dice Formigoni, dopo aver ancora una volta ricordato che ai ministeri è stata data solo «una pettinatina», con ridimensionamenti dell’uno per cento.
Ed ecco la soluzione proposta: «Tagli del 3,5 per cento ripartiti sui vari comparti dello Stato, inclusi i ministeri. Così sarebbero equi e sopportabili per tutti». Con i tagli imposti alle Regioni, secondo il governatore, «è come se si prendesse un figlio e si caricasse su quel figlio l’intero carico della manovra. Siamo in presenza di un padre sciamannato, che ha accumulato debito pibblico, metre il figlio virtuoso viene punito. La manovra va cambiata e penso che la ragione politica lo suggerirà».
Formigoni teme che vi siano ripercussioni anche sul federalismo fiscale, anzi parla addirittura di «una pietra tombale» sul provvedimento annunciato da tempo e atteso a breve: «Attenzione che questa manovra mette a serissimo repentaglio il federalismo fiscale. È un pessimo segnale lanciato a tutto il Paese. Siamo a 15 giorni dal secondo decreto attuativo e non è possibile andare in un’altra direzione».
Polemica con il governo anche sulle pensioni di invalidità, per le quali Giulio Tremonti aveva accusato le regioni di avere maglie larghe: «Se qualcuno ha il sospetto che vi siano falsi invalidi che ricevono gli assegni, vada a vedere i dati. Non si faccia demagogia a buon mercato».

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