L’Italia invia Bertolaso. Paracadutate razioni K

SFORZO Salpa la «Cavour» e spediremo anche 200 carabinieri. Gli americani lanciano il cibo dal cielo

Oltre un miliardo e duecento milioni, centinaia di uomini e mezzi già in campo. È lo sforzo che il mondo sta facendo per aiutare Haiti. Ma la situazione sull’isola è così disperata che persino distribuire cibo, acqua, medicinali e vestiti è un problema.
Ieri, gli Stati Uniti hanno deciso di superare l’ostacolo affidandosi a un sistema collaudato. Nel cielo di Haiti sono comparsi, a un settimana dal devastante terremoto che ha distrutto il paese, i primi aiuti americani lanciati con il paracadute, come gli Stati Uniti fecero in Europa durante la Seconda guerra mondiale: in poche ore sono state paracadutate 14.000 razioni alimentari, le famose «razioni K», e 13.000 litri d’acqua.
Il Pentagono li ha inviati direttamente da una base militare in North Carolina per fornire di cibo e acqua la popolazione di Port-au-Prince, da troppo tempo in vana attesa di una distribuzione efficace e capillare degli aiuti che si sono ammassati nell’aeroporto congestionato della capitale. Al piccolo scalo di Port-au-Prince continuano infatti ad affluire aerei da tutto il mondo che scaricano tonnellate di vettovaglie. «Uno dei problemi principali è la distribuzione degli aiuti - ha spiegato alla Cbs Bill Clinton, inviato speciale Usa ad Haiti -. L’aeroporto è diventato un collo di bottiglia dove i rifornimenti si intasano, rischiando di ingolfare le operazioni». Il Pentagono ha dunque deciso di accelerare le operazioni. Ed ecco che ieri gli haitiani hanno visto per la prima volta calare dal cielo «i paracaduti che portano l’acqua», come li ha definiti una bimba ai microfoni di uno degli inviati della Cnn.
Appena tre giorni fa, il segretario alla Difesa Robert Gates aveva detto di voler evitare i lanci, viste le scarse condizioni di sicurezza sull’isola. Ma alcune zone sono troppo isolate per raggiungerle via terra in tempi brevi e così gli americani hanno deciso di inviare piccoli contingenti di soldati per creare piazzole sicure dove far atterrare i lanci e procedere alla distribuzione degli aiuti. In questo modo sono state già distribuite 25 tonnellate di vettovaglie.
Nel frattempo la mobilitazione prosegue in tutto il mondo, Italia compresa. Ieri è salpata la portaerei Cavour con a bordo gli aiuti e 922 tra uomini e donne. E proprio ieri Silvio Berlusconi è tornato all’Aquila per la venticinquesima volta dal sisma. E nel capoluogo abruzzese, il presidente del Consiglio ha annunciato che il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, andrà ad Haiti con un piano di aiuti, uomini e mezzi, «perché ce lo chiedono». Berlusconi si è poi soffermato sulla situazione nell’isola caraibica: «Una situazione veramente drammatica. Ci dovrebbe essere un’autorità che coordina tutto, ma finora questo non è accaduto».
Ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha dato il via libera all’invio di altri 3.500 caschi blu per portare soccorso e mantenere l’ordine sull’isola, un compito al quale, ha confermato ieri il ministro della Difesa Ignazio La Russa, contribuiranno anche 200 carabinieri. La situazione resta drammatica anche dal punto di vista sanitario. Non aiuta certo il fatto che nelle vie piene di cadaveri e di persone che vagano fra dolore e speranza, il pudore sia diventato un lusso, sparito, morto anch’esso. È quanto emerge dal racconto di Tamar Hahan, portavoce dell’Unicef per l’America Latina e i Caraibi, giunta ieri nella capitale dell’isola. «Non ci sono latrine - dice - e ho visto le donne in ginocchio di fronte a canaletti di acqua, nude per la strada, per lavarsi. Non essendoci latrine, i bisogni corporali si fanno sul marciapiede. Cumuli di spazzatura si accumulano ovunque e quando la notte scende su Port-au-Prince migliaia di persone sono affollate uno sopra l’altra nella più completa oscurità».
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