L’orgoglio di Faissola: il credito non è mai mancato

Il presidente dell’Abi: impieghi cresciuti nonostante il calo del Pil e il crollo dell’export

L’orgoglio di Faissola: il credito non è mai mancato

nostro inviato a Cernobbio

Sollecitato dalle accuse di tanti imprenditori, messo a dura prova dalla sagacia di Tremonti, provocato dalla diffidenza della Confindustria, è ieri riemerso più vivo che mai l'orgoglio bancario. È accaduto nel teatro del convegno Ambrosetti di Cernobbio, che riunisce ogni settembre una selezione accurata di menti economiche, politiche e finanziarie. E dove il caparbio presidente dell'Associazione bancaria italiana, Corrado Faissola, si è offerto al pubblico con una conferenza stampa. Tema: le banche e il credito. Che per Faissola non è mai mancato: «Il credit cruch non c’è stato e non c’è. Le banche italiane hanno aumentato l'erogazione di credito pur in presenza di un Pil in calo del 5-6%, di esportazioni crollate. Non abbiamo mai fatto mancare il denaro alle imprese». Per essere più preciso il rappresentate dei banchieri ha snocciolato le sue statistiche: «Su 100 imprese che chiedono credito, 20-30 sono quelle che hanno fondamentali forti: a queste diamo tutto quel che chiedono; 10-15 invece sono estremamente rischiose. Il rimanente 60% è il grosso del sistema, per il quale la decisione spetta al singolo operatore che fa la valutazione di merito. E io credo che alla fine il credito affluisce a 58 di queste 60. Il problema da porre, piuttosto, è quello della capitalizzazione delle imprese, spesso insufficiente».
Ma come? E le lettere che arrivano al Giornale? Quelle di artigiani in difficoltà, di imprese strangolate? Le banche scendono in trincea. Non nega, Faissola, queste situazioni. Ma per lui le cifre sono quelle. «Questa è una crisi che non hanno creato le banche italiane, e nemmeno le imprese. Ma c'è, e l'importante è che il sistema bancario, che è entrato in questa crisi come il più robusto di tutti gli altri, non ne esca invece indebolito. Da un take over ostile su una nostra grande banca - aggiunge - il Paese non avrebbe alcun vantaggio». E poi - è l'orgoglio che parla - «non esiste da nessun’altra parte del mondo un sistema bancario così all’avanguardia per trasparenza, portabilità dei mutui». E altro, come l'accordo sulla moratoria dei debiti delle imprese, su cui ieri Faissola ha diffuso lo stato dell'arte. Forse anche per tranquillizzare Emma Marcegaglia, preoccupata sul buon fine dell'iniziativa. Si tratta di una dilazione di 12 mesi su rate di capitale in scadenza per un importo di sistema di 40-50 miliardi. Gli accordi si faranno in queste settimane. Hanno già aderito l'82,5% degli sportelli, 260 aziende di credito. Per le banche il sacrificio corrisponde al costo del capitale che non entrerà nelle loro casse per 12 mesi. A spanne, 6-7 miliardi. Ma a fronte di questo, l'intesa con il ministero prevede di riconsiderare - una volta censito il risultato della moratoria - la deducibilità fiscale delle perdite su crediti, oggi considerata insignificante.
Il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, ieri al suo battesimo ufficiale, punta a chiudere il tutto entro fine anno, per avere i vantaggi fiscali sui bilanci 2009. C'è poi il capitolo Tremonti bond, che le banche non hanno mai considerato un aiuto di Stato, essendo obbligazioni convertibili che costano mediamente l'8,5% l'anno. E che al momento sono stati emessi solo da Banco Popolare. Mentre sembra che agli altri, a partire da Intesa e Unicredit, non servano più. Lo ha detto lo stesso Corrado Passera qui a Cernobbio. E Faissola ha spiegato: «Sottoscritti o no, i T-bond sono stati utili perché quando sono stati lanciati erano l'unica possibilità data alle banche per ricapitalizzarsi. Di questo dobbiamo ringraziare Tremonti. Ma ora le condizioni sono cambiate, le trimestrali sono state buone, sul mercato è possibile finanziarsi a un anno all'1% con la Bce, e raccogliere capitale a un costo competitivo con quello dei T-bond». In altri termini: grazie, ma non servono più. Chi, tra le solite piccole imprese, ci contava per avere un po' di respiro, si prepari a mettersi l'animo in pace.

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