Lacrime e rabbia ai funerali delle due sorelline di Favara

AgrigentoQuando le bare bianche piene di fiori sono uscite dalla Chiesa tra gli applausi di migliaia di persone in lacrime, i familiari di Marianna e Chiara Pia hanno alzato in aria le foto delle due sorelline di 14 e 3 anni, mentre alcuni ragazzi hanno fatto volare palloncini bianchi in memoria dei «due angeli», morti sotto le macerie della palazzina fatiscente crollata nel centro storico di Favara, su cui indaga la Procura di Agrigento che ipotizza i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo.
Nel giorno dei funerali delle sorelline, l’intero paese di Favara si è fermato per il lutto cittadino. La gente, proveniente anche dai paesi limitrofi, ha invaso la chiesa madre, gremita dappertutto, con i carabinieri e la Protezione civile che hanno dovuto chiudere i cancelli e molti hanno seguito la cerimonia dagli altoparlanti e sotto una pioggia battente.
Quella che doveva essere una cerimonia privata, per volere dei familiari, si è trasformata in un momento di dolore collettivo. Padre Mimmo Zambito, arciprete di Favara, ha pronunciato l’omelia in un clima straziante. Con la voce rotta dall’emozione, il parroco ha sottolineato che «Favara è un luogo generoso ma disgraziato» e ha esortato «chi ha il potere a guardare in basso, a chi nel popolo fa una fatica incredibile ad andare avanti, anche se con estrema dignità».
Giuseppina Bello e Giuseppe Bellavia, genitori delle due vittime e con i segni delle ferite sul volto, hanno pianto per l’intera cerimonia, baciando le bare delle figlie, sistemate l’una accanto all’altra davanti all’altare, sommerse di fiori e ghirlande, tra cui quella inviata dal capo dello Stato Giorgio Napolitano. Tra la folla c’era anche l’arcivescovo Francesco Montenegro che per protesta contro «le morti annunciate» ha deciso di non celebrare i funerali.
Intanto emergono nuovi particolari nell’ambito dell’inchiesta della Procura. Il sindaco Domenico Russello, che è avvocato penalista, ha rivelato che esiste un documento, consegnato agli inquirenti, secondo cui la palazzina era sicura; la perizia sarebbe stata redatta dai vigili del fuoco nel 2002. Dopo alcune ricerche negli uffici comunali, Russello inoltre ha trovato le carte che dimostrano che la famiglia Bellavia aveva presentato una domanda per una casa popolare nel 2003, come ha denunciato il padre di Marianna e Chiara Pia. «Ma non allegò i documenti - spiega il sindaco - per cui l’istanza non fu ammessa nella graduatoria dei 56 alloggi popolari, realizzati nel 2003, ma distrutti dai vandali». Russello ribadisce anche che «non c’è alcuna ordinanza di sgombero della palazzina e per quel che mi risulta non c’era stata neppure negli anni precedenti; proprio questo mi fa arrabbiare, perché vengo additato come l’unico responsabile mentre io non ho alcuna colpa e non sono stato iscritto nel registro degli indagati».
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