L'apice della felicità? A 65 anni

L’Istituto di statistica francese ha calcolato la "curva della serenità": fino ai 50 declina, poi comincia a risalire e tocca il punto più alto al momento della pensione. Merito del benessere economico e di relazioni sempre più soddisfacenti

L'apice della felicità? A 65 anni

La felicità ha un’età, e non pesa. Sessantacinque anni, l’era della nuova leggerezza: benessere, serenità, soddisfazione. Non solo perché sei saggio, e accetti stoicamente il tempo che scorre. All’Istituto di statistica francese hanno misurato la qualità della vita e hanno scoperto che la curva della felicità ha il suo picco intorno ai 65 anni: fino ai cinquanta è declino, poi comincia a risalire piano piano; la svolta è all’età della pensione, quando la situazione finanziaria e sociale è finalmente favorevole, c’è molto più tempo libero, le relazioni sono più stabili.

Sono cinque anni d’oro: sessantacinque-settanta. Bonheur, la chiamano i francesi, che hanno preso la questione scientificamente: gli studiosi hanno analizzato le inchieste di Eurobarometro dal 1975 in poi e hanno calcolato disponibilità patrimoniali, guadagni, immobili. I conti dicono che il benessere è racchiuso lì, fra quei cinque anni, il periodo in cui ci si gode tutto. L’età conta, ma al contrario rispetto agli stereotipi: è fino ai cinquanta che l’immaginario dipinge tutti felici ma, in realtà, le preoccupazioni e l’instabilità rovinano la vita; allo scoccare del mezzo secolo l’esistenza comincia a raddrizzarsi, i pezzi del puzzle si incastrano uno dopo l’altro, pure l’amore vive una stagione nuova, eccitante, tutta sua. La curva della felicità non è soltanto matematica: anche il cinema dipinge gli over 65 sotto un’altra luce, più dolce, più intima. La cinepresa di Andreas Dresen scruta l’amore clandestino e improvviso che scoppia fra Inge, sposata da trent’anni, e il settantaseienne Karl: la loro è felicità, dice il regista tedesco. Il suo film si intitola Wolke 9, nuvola nove. È dove abitano gli ultrasessantacinquenni: il settimo cielo. È quel momento della vita in cui «tutto può succedere», come racconta un’altra pellicola, in cui Jack Nicholson, playboy incallito, alla fine scopre l’amore, e non è per una ragazzina: gli costa ammetterlo, ma è per la coetanea Diane Keaton.

I calcoli dei francesi non dicono tutto, ma descrivono un fenomeno: il «giovane pensionato felice», perché 65 anni non è più vecchiaia, come in passato. E così anche la saggezza ha un peso relativo in tanta serenità: contano i soldi, la sicurezza, le possibilità, il profumo di una libertà nuova. Un’indagine americana dice che, in media, più l’età avanza e più aumenta la felicità. In una serie di interviste periodiche a cinquantamila cittadini, gli over 65 hanno affermato di essere felici molto più spesso dei giovani. Le stesse persone, contattate anni prima, avevano risposto diversamente. E chi continua a lavorare lo fa con maggiore entusiasmo. Anzi fra i 60 e i 70 - secondo un rapporto italiano sulla terza età - la voglia di lavorare aumenta.

Lo stato di grazia ha le sue ombre. Nonostante i calcoli dei francesi, il benessere non si misura solo a case e soldi. A volte ci sono la salute o la solitudine con cui fare i conti.

E Le Monde ieri si chiedeva se, a pagare tanta felicità, non siano i giovani di oggi: quelli che, forse, non vedranno la bonheur, perché la cuccagna sarà finita e il giovane pensionato felice un ricordo. Ma allora ci sarà sempre la saggezza di Seneca, per consolarsi.

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