Il primo Festival senza Pippo Baudo. Il primo Festival senza il Festival. Quattro ore e mezzo alla ricerca di un evento perduto, trenta cantanti, tre conduttori, un paio di ospiti, Sanremo ripete se stesso ma, essendo la replica di un format, si presta al logorio della televisione moderna. Non c'è carciofo che possa rimediare, Carlo Conti resiste, resiste, resiste, dice di essere contento di far parte, con Amadeus, del quartetto delle migliori prime serate, i numeri non sono gloriosi, la partita dell'Inter, in champions league contro il Bodo Glimt, ha portato via il 4 per cento al Festival e, nel dato, non è compresa la grande ciurma clandestina del pezzotto (la pirateria), i dati di ascolto confermano che lo spettacolo acchiappa ma non come la propaganda di queste settimane faceva supporre, anche i ripetuti promo, durante le Olimpiadi Milano - Cortina, non hanno avuto l'effetto desiderato, a parte la contro programmazione è rimasta la forma ma venuta meno la polpa, insomma il Festival così come andrebbe inteso e non un varietà lungo come la fame, però senza la qualità di certi grandi spettacoli televisivi di TV Rai 1, compreso lo stesso Festival.
Il teatro non fa scintillare i gioielli come nel passato, anche la scalinata storica non ha più lo stesso fascino monumentale, si ridacchia per qualche gaffe, l'unico momento non previsto dal copione e dalla scaletta, si resta nell'attesa del colpo di scena, l'errore ortografico di "Repupplica", apparso sul maxischermo, conferma che è in onda La Corrida, dilettanti allo sbaraglio e ci vorrebbe allora la celebrazione di Corrado che una volta sola ha presentato Sanremo. Fu nel 74 e Iva Zanicchi vinse con Ciao cara, come stai? La domanda si può riproporre alla festa sanremese.