La scultura del comasco Francesco Somaini (1926- 2005) ha sempre avuto nel sangue il desiderio di legarsi all'architettura e soprattutto di lavorare per il cambiamento del tessuto urbano e la difesa dell'ambiente naturale. In questo senso si esprimono anche i suoi fotomontaggi, una parte meno nota della sua attività ma integrata con la sua poetica e certamente molto interessante per chi è appassionato di paesaggio cittadino e del suo divenire. La sua ricerca era approdata a una serie di fotomontaggi dedicati a New York (1974-76), Arcevia (1976), Mantova (1977), Venezia (1978) e Duisburg (1978-79), allora presentati in importanti mostre in Italia e all'estero.
Ma ecco come interpretava lui stesso la sua singolare passione. "Il fotomontaggio diceva lo scultore ha una forza di impatto sul pubblico che gli deriva dalla fotografia e dalla supposizione di verità che circonda, nell'opinione comune, la fotografia stessa per cui la manipolazione che incide su codesta credibilità acquista un più forte valore provocatorio". Un'idea che vale ancora adesso, benché sulla veridicità della fotografia abbia impattato in modo determinante l'intelligenza artificiale, trasformando in naturale ciò che è artificiale e in artificiale ciò che è naturale, rendendo sempre più difficile distinguere una realtà dall'altra. ma la forza rappresentativa della fotografia, e così del fotomontaggio, rimangono tuttora vive.
L'esposizione, "Somaini. Premonizioni: l'arte del fotomontaggio", ospitata negli ambienti della Biblioteca braidense, curata da Fulvio Irace, in collaborazione con la Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS di Milano, presenta un centinaio di lavori provenienti dall'archivio dell'artista (disegni, documenti, fotografie, foto-collage e fotomontaggi), realizzati tra il 1970 e il 1979, per lo più inediti o poco visti.
La prospettiva è "l'ecologia totale", come si può vedere in una delle immagini dedicate a Venezia: della splendida città lagunare, identificata con il suo inconfondibile campanile, Francesco Somaini con il suo fotomontaggio sottolinea il rischio di quello che oggi siamo abituati a chiamare overtourism. Una denuncia di grande attualità.La rassegna propone un itinerario distribuito in dodici espositori, che si conclude all'inizio degli anni Ottanta del Novecento.