Lavoro Ok alle norme sull’arbitrato. Sacconi: l’articolo 18 non c’entra

È arrivato al traguardo tra le polemiche il disegno di legge sul lavoro collegato alla Finanziaria. Ieri l’Aula del Senato ha approvato definitivamente il testo che prevede, tra le altre cose, un rafforzamento dell’arbitrato nelle controversie di lavoro, che è stato interpretato come una cancellazione del famoso articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che prevede il reintegro del dipendente che sia stato licenziato senza giusta causa. La polemica ieri è stata lanciata dal quotidiano «La Repubblica», che ha dato voce ai dubbi di alcuni giuslavoristi, in testa l’ex ministro del Lavoro ed esponente Pd Tiziano Treu. «La polemica dei soliti noti su un testo di legge alla quarta lettura in Parlamento dopo due anni di esame è l’ennesima prova di malafede di chi vuole sempre accendere tensioni sociali», ha commentato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Il rischio, secondo Treu, è che la scelta sia inserita nel contratto di assunzione. Ipotesi che Sacconi respinge. «In caso di controversia con il datore di lavoro, non solo per i licenziamenti, il lavoratore avrà davanti a sé due strade: adire al giudice ordinario oppure all’arbitrato». E, in ogni caso, l’arbitrato dovrà essere previsto dal contratto nazionale collettivo di lavoro. Tra le altre novità contenute nel Ddl approvato ieri, l’apprendistato a 15 anni che conta come un effettivo anno di scuola; la pensione di anzianità che scatta tre anni prima per chi fa lavori usuranti ed è invece elevabile fino a 70 anni e con 40 anni di contributi per dirigenti e medici.