La Lazio restituisce il 5 maggio e per l’Inter è quasi scudetto

Tutto come previsto (speriamo non deciso) dai tifosi della Lazio. L’Inter raccoglie gol e successo, ma forse meritava di giocarsela fra meno dubbi e con qualche onore al merito in più. Veder la curva esaltarsi per la rete di Samuel. Sentir urlare: «Se vincete, ve menamo». Quello striscione che comandava: «Scansamose». Che dire? Che pensare? Moggi chi?
Vittoria che potrebbe voler dire scudetto, partita da lasciar in fondo alla hit parade della credibilità. Un tempo fra fuochi d’artificio, errori interisti da lasciare a bocca aperta, le parate di Muslera che si è conquistato onore e rispetto ma poi bucherellato da una difesa che pareva un gruviera, nemmeno di qualità. Inter in gol con due capocciate: Samuel nel primo tempo. Thiago Motta nella ripresa. Quasi in fotocopia. Bravi gli esecutori, molto meno i difensori. Eto’o si è mangiato almeno tre occasioni ed ha impedito a Samuel il raddoppio. Sneijder è stato pollo, ma poi ha regalato l’arrosto. Inter con una sola punta e cinque centrocampisti, formazione quest’anno provata due volte: contro il Genoa e la Dinamo Kiev. E con risultati niente male. Tutto troppo facile, ripresa quasi senza giocare, Lazio a guardare. Mourinho si è preso applausi e incitamenti dalla curva laziale. Questa l’atmosfera di uno stadio: pollice alzato per l’Inter e chisseneimporta della facciata.
Per una volta lo stadio olimpico è stato l’altra faccia del 5 maggio che fu. Una sorta di compensazione. Perfino Balotelli ha trovato attimi di gloria prima della partita. Sotto la curva interista che inneggiava, SuperMario è andato a scusarsi mettendo mano al cuore. Il disgelo che serviva per ritrovare serenità, non certo la simpatia di Mourinho. Ma per quella non ci sarà più tempo. Pare che l’Inter sia sulle tracce di Carlito Tevez, il mattocchio del Manchester City, vecchio pallino di Moratti. Pare direttamente suggerito da Mou. Certo, piuttosto che Balotelli...

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