Lazio, sanità sull’orlo della bancarotta

Allarme bancarotta per la sanità laziale. Il monito è della Corte dei Conti che delinea un quadro cupo del panorama assistenziale. Un dossier ricco di cifre che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Se nel 2006 le Asl impegnavano circa 7 miliardi di euro per l’erogazione dei servizi, nel 2008 hanno impegnato 8 miliardi e 750milioni. E sempre lo scorso anno la spesa delle aziende sanitarie locali ha superato del 22,76 per cento il tetto concordato e le aziende ospedaliere del 16,29. E soldino dopo soldino si arriva ai famigerati 2 miliardi di euro di extradeficit stimati per l’anno corrente. Nulla di nuovo per il Giornale che questi numeri li conosce già, tant’è che nei giorni scorsi aveva anticipato parecchio del report contabile. Ma ora alla luce dei fatti odierni c’è da aspettarsi qualche nuova reazione. «Marrazzo - accusa il senatore Cesare Cursi, responsabile nazionale salute del PdL e presidente della commissione Industria, commercio e turismo di Palazzo Madama - deve spiegare ai cittadini che sanità vuole dare nel futuro più prossimo visto che - il piano di rientro non ha consentito il recupero del deficit». E dalla Pisana gli fa eco il consigliere Donato Robilotta (PdL): «Con le chiacchiere del Nuovo piano sanitario privo di interventi mirati il disavanzo potrà solo crescere. Il governo è molto preoccupato dei conti del Lazio tant’è che il Tesoro sta studiando la gravosa situazione perché si può profilare un prossimo dissesto finanziario». Curioso a dirsi ma in questo stesso scenario quando si è trattato di battere la strada del risparmio ogni azienda ha scelto di tagliare servizi e prestazioni: non è partita alcuna ristrutturazione di reparti e riorganizzazione delle specialità. La politica aziendale nelle Asl avrebbe prediletto - sbagliando - affidare a strutture esterne la fornitura di specifiche prestazioni piuttosto che investire al proprio interno. Questa gestione delle istituzioni sanitarie ha contribuito a un giudizio assai negativo sull’operato regionale da parte dei giudici contabili.
Ne è venuta fuori per la giunta Marrazzo una sonora bacchettata a sei mesi dalle prossime elezioni regionali. Del resto, la Corte di Conti non poteva risparmiarsi un’analisi puntuale del disavanzo del Lazio. Un ammanco di cassa che di anno in anno, malgrado il piano di rientro siglato a febbraio 2007, non accenna ad arrestarsi. Anzi «il ritardo accumulato per via delle mancate scelte di nuova programmazione - si legge nel report contabile - non potrà essere recuperato. Quelle scelte avrebbero dovuto essere esplicitate nel Piano sanitario che, all’atto della sottoscrizione del Piano di rientro, la Regione Lazio aveva dichiarato in fase di elaborazione. A metà del 2009, cioè a distanza di due anni dalla sottoscrizione del Piano di rientro dal deficit il procedimento di adozione del Piano sanitario regionale si può considerare ancora inavviato». Parole dure che fanno emergere dalle 533 pagine fitte fitte di rendiconti, considerazioni che puntano dritto alle gestioni manageriali: «Le carenze emerse nelle singole gestioni aziendali sono tali da compromettere l’equilibrio economico-patrimoniale delle istituzioni sanitarie sottoposte a controllo. Ugualmente è stato accertato il mancato rispetto, da parte di tali organismi, degli atti di indirizzo regionali e degli obiettivi di finanza pubblica di contenimento e di proficuità della spesa». In definitiva se la Regione è stata a corto di progetti di risanamento laddove li ha presentati sarebbero stati i vertici delle aziende sanitarie a dimostrarsi poco attenti nel seguirli. L’effetto? «Risultanze di bilancio discordanti, acquisizione di beni e servizi non rispondente al giusto rapporto costo-qualità, livelli abnormi di debito non controllati e, non ultimo, il fatto che la gestione di tesoreria presenta anomalie».

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