Leibovitz, vivere e morire davanti a un obiettivo

Negli scatti della fotografa americana si snodano la dolcezza del morire e lo struggimento del vivere. Tra contrasti e continuità la Leibovitz accosta lavoro e quotidianità: "Non vivo due vite"

Vita e morte s'intrecciano inesorabilmente perché fanno parte, al contempo, dell'essere umano. Questo Annie Leibovitz lo sa e lo traspone in ogni sua fotografia. Nelle pieghe degli scatti in bianco e nero e dalla scelta degli accostamenti nelle fotografie di moda emerge tutto quel lottare, quell'affannarsi, quel morire che, in fondo, è il vivere. Annie Leibovitz - Fotografie di una vita 1990-2005 racconta tutto questo struggimento che coccola in sé anche tutta la bellezza dell'esistere.

Fotografare la vita Dopo Avedon e Newton, Annie Leibovitz è senza alcun dubbio la fotografa più famosa d’America. Erede ideale dei due grandi maestri, compagna di vita di una fra le più grandi intellettuali d’America, Annie Leibovitz incarna lo spirito dell’America ebraica, progressista, illuminata. Quest’opera, che De Agostini porta nelle librerie italiane per la prima volta, mescola volutamente i due filoni, quello professionale e quello più strettamente privato della sua produzione. "Non vivo due vite", aveva detto la Leibovitz per far capire che, dentro all'obiettivo della sua macchina fotografica, finisce un po' di tutto - o meglio: tutto quelllo che le trasita davanti.

Una vita ricca di contrasti e continuità "La mia è una vita sola - aveva continuato la Leibovitz - il lavoro svolto su commissione e le fotografie personali ne fanno parte allo stesso modo". Da Johnny Cash a Nicole Kidman, da Nelson Mandela a Gorge W. Bush e i membri del suo gabinetto: gli scatti di personaggi famosi compaiono insieme a quelli della famiglia e degli amici della Leibovitz, ai reportage sull’assedio di Sarajevo nei primi anni Novanta, e alle foto di paesaggio. Le fotografie ricostruiscono la narrazione di una vita ricca di contrasti e di continuità. Annie Leibovitz vive una lunga relazione che finisce con la malattia e si spegne nella morte di Susan. Racconta le celebrazioni e il crepacuore di una famiglia numerosa e sana. Ha dei figli suoi. E in tutto quel tempo lavora e nel suo lavoro si riconosce il riflesso temi della sua vita. 

(nella foto, particolare della copertina: ©Annie Leibovitz/Contact)

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