Leonard, gli amici e la casa editrice: uno stile tutto per sé

Per chi ama Virginia Woolf, i Diari sono una lettura meravigliosa e, in lingua italiana, quasi del tutto inedita.

Leonard, gli amici e la casa editrice: uno stile tutto per sé

Per chi ama Virginia Woolf, i Diari sono una lettura meravigliosa e, in lingua italiana, quasi del tutto inedita. Infatti, fino a oggi esisteva soltanto il Diario di una scrittrice, una selezione di brani pubblicata da Leonard Woolf nel 1953, dodici anni dopo quel giorno di marzo in cui la scrittrice era entrata nel fiume Ouse con le tasche riempite di sassi. Una raccolta di pagine «soprattutto letterarie», che restituiva «una immagine un po' rarefatta, parziale» della Woolf, dice Giovanna Granato, che ha tradotto e curato l'edizione integrale dei Diari per Bompiani, di cui ora esce il Volume I (1915 - 1919) di cinque. Virginia Woolf (1882 - 1941) teneva un diario da sempre, da quando ancora si chiamava Stephen: è stato il nipote, Quentin Bell, curatore della pubblicazione in originale, a decidere di iniziare con il 1915. E perciò questi Diari non sono solo una curiosità per appassionati, bensì «un'opera a sé stante - spiega Granato - che dà alla sua figura una terza dimensione».

In questo primo volume, Virginia è già sposata con Leonard e, nel giro di due mesi, ha una delle sue crisi, che la allontana dal diario per oltre due anni. Poi torna a queste pagine e, per citare il brano qui accanto, riparte al galoppo, travolgendo ogni angolo della sua quotidianità, dalle amicizie (che sono i grandi nomi di intellettuali, politici e letterati della Londra dell'epoca e del Bloomsbury) ai problemi pratici di una casa editrice (la Hogarth Press dei Woolf nasce nel 1917), dai tentativi di risparmiare alle recensioni per il Times, dal Club londinese alla campagna, dal ricordo della madre alla saggezza della suocera.

E così, fra acquisti di cancelleria e considerazioni sul tempo (bello, piovoso, nuvoloso...) spuntano Lytton (Strachey, amico di una vita), Carrington (Dora, follemente innamorata di lui), K.M. cioè Katherine Mansfield, amica/rivale alla quale non risparmia i colpi bassi (ecco che cosa annota dopo aver letto Felicità: «Purtroppo devo ammettere che la sua mente è un sottile strato di terra, profondo al più qualche centimetro, sopra una roccia sterilissima... tutta la concezione è misera, dozzinale, non la visione, per quanto imperfetta, di una mente interessante. E poi scrive male»), Bertie (Bertrand Russell), Maynard (Keynes...), il poeta Rupert Brooke, Aldous (Huxley) e poi Duncan Grant, cugino di Lytton e pittore, che a un certo punto va a vivere con la sorella di Virginia, Vanessa (che ha sposato Clive Bell, altro personaggio centrale nei Diari) e David Garnett, futuro golden boy dell'editoria inglese... E, ultima ma non per importanza, colei che ospita a casa propria, in Bedford Square prima e vicino a Oxford poi, tutte queste menti belle e questi cuori turbolenti, Ottoline, ovvero Lady Cavendish-Bentick Morrell. Ci sono, poi, i molti trattini e le «&» di cui Virginia infarciva la scrittura, la sua ironia e, a volte, perfino la sua cattiveria; e, soprattutto, c'è il suo diventare Virginia Woolf, la scrittrice che, nel 1919, pubblica Notte e giorno, il primo romanzo di rottura. In questi anni - dice Giovanna Granato - sperimenta, lavora molto, cerca la sua voce: queste pagine sono come una palestra. Alla fine di esse è sé stessa, ed è pronta a scrivere Mrs Dalloway, il romanzo che la consacra come scrittrice».

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