L'eremo di Napoleone senza più navi e voli

Su molte mappe non la disegnano nemmeno più: un apostrofo nero nel blu dell'Atlantico, a mezza via fra Angola e Brasile

Su molte mappe non la disegnano nemmeno più: un apostrofo nero nel blu dell'Atlantico, a mezza via fra Angola e Brasile. «Terribile scoglio» la definì Napoleone, che ne è divenuto, suo malgrado, l'abitante più celebre. Sui libri si studia senza capire quanto sia remota, ma l'approdo a Sant'Elena, fra i pochi italiani e ancor più rari giornalisti, cancella ogni record: qui i primati sono altri. Per decenni si sbarcava solo in nave, ogni mese. Pensionata la leggendaria RMS St Helena, dal 2018 c'è un aeroporto, costruito contro tutti i pronostici e le turbolenze economiche e meteorologiche. Un solo volo a settimana, un Embraer da 98 posti che decolla da Johannesburg in Sudafrica, con 10-30 turisti la settimana. Al resto pensano due cargo ogni mese e mezzo, uno per il carburante, l'altro per le merci.

Questa era la routine prima del virus: da marzo e ancora per qualche tempo, l'isola resta chiusa, felice e versata in un lockdown esistenziale che la mantiene Covid free. Sant'Elena può sembrare una dimenticanza del mare che non ha inghiottito anche le sue falde vulcaniche e, invece, è un esempio. A forza di essere così fuori dal mondo, se n'è creato uno tutto suo. Per esclusione. Un non luogo dove può mancare molto di ciò che crediamo importante, ma non ciò che serve davvero. Qui l'essenziale è tutt'altro che invisibile agli occhi, perché è la materia prima con cui 4.500 anime plasmano ogni giorno le loro 24 ore, senza domandarsi che cosa ci sia oltre. Semplicemente perché - con una tariffa aerea che parte da mille euro - non se ne possono andare a zonzo per il resto del mondo. E se lo fanno sarà, spesso, con dolore e per sempre.

Si può vivere senza aver mai visto la neve, perso un treno o la pazienza in un ingorgo in tangenziale? Si può immaginare una vita dove internet va quando serve, cioè quasi mai, dove il telefono è solo un fisso a 5 cifre. Dove la Tv si è accesa nel 1994, trasmettendo ironicamente i Flinstones e un pizzico di Bbc. La risposta è sulla bocca di quelli che hanno deciso di restare. Li chiamano Santi e non è un complimento, ma una constatazione: «Partire? Per dove?». Allontanano il quesito più ovvio con un gesto della mano e senza ricambiare la domanda: in effetti chi arriva fin li, deve avere un buon motivo. Never complain, never explain. Da veri sudditi d'oltremare, ma pur sempre di Sua Maestà, i Saints hanno imparato presto il riserbo britannico, anche se nel loro sguardo ci sono tutti gli occhi del mondo. Africani, caraibici, expat sudafricani, creoli, anche cinesi, gli abitanti di oggi sono un cocktail, shakerato dal tempo, dalle tante rotte di commerci e schiavitù che si sono incrociate in questa «stazione di servizio» dell'Atlantico.

Ormai sono brexiteers, ma non per questo meno europei, dato che la Francia si è tenuta una enclave di terra intorno ai luoghi di Napoleone due dimore e la tomba ormai vuota e senza nome -, dislocandoci anche un console onorario. Grandeur postuma per quel Bonaparte che «esodato» in fretta e furia sull' isola non poteva esser chiamato imperatore, al massimo generale: così imponeva l'ordine di scuderia inglese, seguito alla lettera dal suo carceriere Hudson Lowe. Lo umiliava, costringendolo a cavalcare dietro e non in testa alle guardie, gli regalava dipinti che rappresentavano le sue sconfitte, non credette mai alla sua malattia, temendo la fuga, anche quando Napoleone non aveva più nemmeno le forze di curarsi dell'amatissimo giardino, su a Longwood house.

Sant'Elena è rimasta così, sospesa nei secoli. Ci si va per capire meglio quell'«uomo del destino» - magari dopo aver letto i fitti memoriali che il generale dettò ai suoi fedeli attendenti nei 7 anni di confino. Si finisce per innamorarsi di tutti gli altri. C'è Joe di professione veterinario, ma con il pallino del canto. Se non lavora è un fantastico Pilato nel musical di Jesus Christ Superstar.

C'è Emma, giornalista, venuta dall'America per scoprire le sue origini. C'è Mike, arrivato dalla Svezia, chi si ricorda quando. C'è Anthony, giardiniere in lotta con la siccità; c'è il Dale Bowers, primo vescovo anglicano consacrato sull'isola, orgoglioso dei due diaconi che stanno studiando all'estero e torneranno a dare una mano. C'è Johnny, uno dei cinque pescatori rimasti: ha atteso due anni di veder arrivare dalla Scozia il suo peschereccio di seconda mano, con cui accompagna anche per battute di snorkeling fra delfini, squali e balene. Linda e Derek ti danno il migliore dei consigli: sedersi al tavolo del loro lodge e guardare dritto in faccia quello spazio liquido ed immenso da cui oggi non arriva quasi più nessuno. E poi c'è Kenickie Andrew, impersonator d'elezione: ha vinto un concorso e sarà lui a vestire i panni di Napoleone per il bicentenario della morte, nel maggio 2021, quando si spera decolli di nuovo l'economia, altrimenti legata a sussidi sempre più incerti, fra Brexit e Covid. L'isola fa da sé, ma dipende in tutto: qui è difficile coltivare ogni cosa, se non la solitudine.

Il governatore Rushbrook, però, è stoicamente fiducioso: «Hi, I am Philip», il suo understatement non è una posa. Anche lui sa che sull'isola, ieri come oggi, c'è qualcuno di più famoso ed è li, davanti ai suoi occhi a brucare lento nel prato di Plantation house.

Si chiama Jonathan e, per soli 12 anni, non ha conosciuto Napoleone di persona. L'uno fu, anzi «Ei fu», nel 5 maggio più famoso della letteratura. L'altro è una tartaruga gigante che, ad (almeno) 188 anni, è l'essere più longevo della terra, «Queen Elizabeth compresa». Sant'Helena ti dà un benvenuto solo in apparenza brusco: poche spiagge brune dove l'oceano fa sentire la sua voce. La capitale Jamestown si allunga, con un pugno di case bianche per un aspro canyon, fra quinte di roccia che la luce del sole taglia in due. Le strade sono spesso un ardimento addolcito dal saluto di ogni auto che si incrocia.

Per questo molti ancora preferiscono la shortcut, quella scorciatoia dimenticata dai soldati del forte di Half Tree hollow. La chiamano Jacob ladder: più che la biblica scala per il cielo scordata dagli angeli, è un avanzo di funicolare e i suoi 699 scalini taglia gambe sono anche il cuore dell'annuale running festival, una gara verticale a tutto batticuore. Dall'alto l'isola rivela la sua anima brada. Picchi rocciosi, come il Diana's, quota 800 metri, così foderato di felci e pini che per fare hiking si procede su scale di legno come galleggiando sulla vegetazione. E poi altopiani verdi e solatii che divengono il pascolo preferito di nebbie repentine. Quelle che Napoleone scrutava e soffriva. «Un uomo in meno e avrei dominato il mondo», annotava. Oggi qui ci si scrive ancora molto, ma i messaggi sono più lieti. Si imbucano, giù all'ufficio postale dove ci sono solo due cassette: «terra» e «resto del mondo». E mai due pianeti sono stati così diversi.

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